DAL TERRITORIO


Il “nuovo” che avanza DAL TERRITORIO
autore: Lorenza Cerbini
Giornalista

DIRE CHE tutto va bene sarebbe una bugia. Dal Covid 19 l’economia aretina ha subito uno scossone equivalente ad un potente terremoto. Il territorio si presenta con un’altissima vocazione per l’export e risente quindi della debolezza della domanda proveniente dai mercati internazionali. Secondo l’ultimo Rapporto Excelsior, solo il 35,8% delle imprese aretine ha un’attività a regimi simili a quelli pre-emergenza, una situazione che penalizza l’occupazione con una flessione delle assunzioni nei primi sei mesi dell’anno pari al 28,6%. Se ripresa ci sarà, insomma, bisognerà aspettare l’anno nuovo.

I settori trainanti sono tre: orafo, moda e agroalimentare. Il primo ha sempre giocato un ruolo fondamentale per il capoluogo, un comparto che nel corso di quattro decadi ha trascinato anche la “periferia” con aziende cresciute in tutte le quattro vallate che contraddistinguono la provincia. Arezzo città dell’oro però non brilla più come prima. A Voice Vicenza, fiera di settore svoltasi dal 12 al 14 settembre, hanno aderito 90 espositori (su 370 presenti). Un buon numero tutto sommato, per presentare collezioni che strizzano l’occhio ai due mercati di riferimento per l’intera oreficeria aretina, gli Emirati Arabi Uniti e Hong Kong che però non promettono scintille. Quello Medio Orientale è passato dai 150 milioni di euro del secondo trimestre 2019 ai 5 milioni dello stesso trimestre 2020 con un saldo negativo del 96,5%. Quello asiatico è risultato meno asfittico, con una flessione del 68,9% (da 80 a 25 milioni), comunque pesante. Buone notizie non arrivano neppure dagli Usa con una contrazione del 52,3%. La robusta spinta del prezzo dell’oro non ha poi giovato, i grandi buyer aspettano a comprare fino alla stabilizzazione del prezzo in un rally iniziato a gennaio 2020 e ancora in corso con quotazioni arrivate a toccare i due mila dollari per oncia. Insomma, il settore vive una “tempesta perfetta”.

In attesa di tempi migliori anche il comporto moda con il crollo dell’export nel secondo trimestre di circa il 30%. L’abbigliamento cede il 21%, la pelletteria il 25,8%, le calzature il 43,3% e il tessile il 53,8%. Qualche sorriso arriva dal settore agroalimentare e da quello agricolo. Complice le richieste della grande distribuzione, il primo ha esportato il 27,6% in più dell’anno precedente. Il secondo deve ancora fare i conti con un mercato che segue il calendario delle stagioni e si chiude ad autunno inoltrato quando zucche, meloni, pesche tardive (le settembrine) e mele lasceranno definitivamente il posto ad altre realtà.

Arezzo città d’arte vero, con Pier della Francesca, Cimabue e Vasari. Tuttavia, per decenni ha stentato ad attrarre pubblico, quello di massa della direttiva Venezia-Firenze-Roma. Come se i turisti, ispirati da un versetto del Purgatorio di Dante (XIV, v. 48), scegliessero di fare come l’Arno, “torcere il muso” a quei “botoli ringhiosi” degli aretini. Più di recente, il flusso ha cambiato direzione, attratto più dalla cucina di strada che poco a che fare con il vero gourmet che dalle bellezze artistiche. La città nell’estate del Covid si è salvata grazie ad un’iniziativa del Comune: 200 mila euro messi a disposizione nel piano straordinario “Arezzo non molla e riparte” attraverso il voucher “Extra Time”: chi decide di restare almeno per una notte avrà in omaggio un pernottamento (l’iniziativa si chiuderà il 15 novembre, opure ad esaurimento fondi) ed altri piccoli benefit.

L’economia aretina risente poi della morfologia del suo territorio e da infrastrutture che la marginalizzano. Arezzo è al centro, ombelico vero, di quattro valli che poco comunicano tra loro e con attività produttive diverse. La Val di Chiana è fisicamente proiettata verso il Lazio e si concentra sulle produzioni frutticole e agricole. La Val Tiberina confina con Umbria ed Emilia Romagna e la superstrada E45 (che collega a Roma) è sovente nell’occhio del ciclone per interruzioni, buche e incidenti stradali. Insomma, non basta più a dare respiro alla valle dove ancora spiccano tabacco e industria alimentare. Il Valdarno si spinge verso Firenze e ne gode dei benefici per servire il settore dell’alta moda (Gucci, Prada, Ferragamo) che però non attraversa il suo periodo migliore. Il Casentino, un tempo territorio di artigiani, cementifici e tessile d’autore (il famoso panno Casentino di Stia e Soci), vive un isolamento dovuto al territorio (chiuso dalle montagne sia a est verso l’Adriatico sia a ovest verso Firenze) e da collegamenti insufficienti. Un’unica strada attraversa la valle. La ferrovia è locale e per andare da Arezzo a Pratovecchio, 45 km totali, si impiega un’ora e 15 minuti.

Tutto sbagliato tutto da rifare? Non si può togliere a questa città la fiducia nella rinascita. Ci sono imprenditori che non mollano e realtà in evoluzione sia nel biologico (Val Tiberina e Val di Chiana), sia nel settore dell’elettronica e dell’informatica. Realtà che fanno ben sperare in un futuro dal segno positivo.

Lorenza Cerbini, aretina di origine, newyorchese (con passaporto Usa) nel cuore. Collaboratrice del Corriere della Sera dal 2016, è una giornalista curiosa con la passione per cinema e ciclismo. Legge il New York Times per continuare a mantenere vivo il rapporto con la città in cui ha vissuto per due decadi, impegnata su molteplici fronti anche come corrispondente estero per la radio RTL 102,5. Due continenti, otto città, trenta trasferimenti sono i capitoli della sua vita, in cui non sono mancati tre uragani vissuti sulla pelle, gli attentati dell’11 settembre e tanti Vip.


Il valore dei (Giovani) Soci DAL TERRITORIO
autore: Cristiano Iacopozzi
Presidente ChiantiBanca
 

QUESTA NEWSLETTER SI RIVOLGE AI SOCI. L’abbiamo pensata per dare la giusta rilevanza a un’identità e rafforzare un legame. Un senso di appartenenza.

Non serve rimarcare il valore del Socio per una società cooperativa: c’è una responsabilità reciproca che va oltre qualsiasi commento.

Ci sono i territori e ci sono le persone: le banche di credito cooperativo vivono la quotidianità basandosi su questi capisaldi. E poi ci sono i Soci, che di una Bcc rappresentano la sostanza e l’anima, l’orgoglio di far parte di una comunità e la consapevolezza di contare su basi solide per programmare i passi del domani.

ChiantiBanca è una delle sette banche definite “rilevanti” nel gruppo Iccrea, la quinta come numero di Soci: ne contiamo oltre 27.500. Per darvi un termine di paragone, e nell’ottica di una trasparenza che vogliamo assoluta, siamo lontanissimi dai numeri di Alba (59.000!) e da quelli di EmilBanca (intorno ai 50.000, frutto di riuscitissime fusioni), qualche passo indietro rispetto alla Bcc Roma (oltre 35.000), la più importante Bcc italiana, e poco sotto la Ravennate Forlivese Imolese (31.000). Dietro di noi Bcc Milano e Alpi Marittime.

Da tempo il mondo cooperativo è investito da un processo di trasformazione epocale – avente, finora, nella costituzione di due Capogruppo la massima espressione – che porterà inevitabilmente alla progressiva unificazione delle banche all’interno di compagini sociali sempre più numerose. Vien da sé che lo sviluppo strategico passi inevitabilmente attraverso la piena consapevolezza del ruolo del Socio e il conseguente sviluppo di un rapporto che, per essere realmente distintivo, debba costituire un meccanismo virtuoso e sociale che incentivi la partecipazione cooperativa e che renda i Soci stessi attori protagonisti di uno sviluppo dei territori e delle loro comunità.

Una delle azioni prioritarie che Consiglio di Amministrazione e Direzione Generale hanno ben evidenziato nel piano strategico del prossimo triennio è allargare la compagine sociale, tanto da creare una Direzione denominata “Comunità e Territori” che ha come priorità quella di riportare i Soci al centro della nostra banca. Crescere è fondamentale perché la crescita è il presupposto dello sviluppo e della capacità di aumentare le opportunità per la nostra Bcc di essere ancora più presente e forte sui territori di riferimento: solo così potremo potenziare il ruolo sociale e mutualistico di ChiantiBanca, che da sempre ci distingue.

Pur nella difficoltà delle attuali dinamiche di mercato, stiamo cercando di rendere sempre più competitivi prodotti e servizi: proprio in quest’ottica, crediamo che la valorizzazione del legame con ChiantiMutua rappresenti un valore strategico e distintivo che non ha eguali sul mercato.

Inoltre, abbiamo deciso di rivolgerci con maggiore decisione verso i giovani. Li vogliamo invogliare a vivere con entusiasmo il nostro mondo: apriamo loro le porte promettendo di ascoltarne i bisogni. Ci aspettiamo consigli, iniziative, idee. Cerchiamo in loro la spinta per qualcosa di diverso e innovativo. Sappiamo quanto possano dare e quanto possano essere protagonisti di un cambiamento sociologico e comportamentale. 

Vogliamo facilitarne l’ingresso nella nostra compagine sociale. E lo abbiamo fatto con due idee che rappresentano una ventata di assoluta novità per l’intero movimento.

Verrà data la possibilità al Socio “senior” di donare le proprie quote al Socio “junior” (da 18 a 30 anni) mantenendo lui stesso, con appena una quota, la permanenza nella compagine sociale. Abbiamo chiamato l’iniziativa “Generazioni unite” e permetterà ai giovani di avvicinarsi alla nostra banca, nel solco di una tradizione familiare, beneficiando fin da subito dell’intero pacchetto di vantaggi previsto per i Soci.

Sempre in chiave giovani, gli under 30 acquisiranno lo status di Socio con appena 3 quote, impegnandosi a raggiungere la soglia minima attraverso successive sottoscrizioni mensili di identico importo.

Agli under 30 verranno riconosciuti vari vantaggi, tra cui la gratuità dell’iscrizione per un anno a ChiantiMutua, che sta sviluppando prestazioni e iniziative per mettere il giovane al centro di vari progetti che coinvolgeranno anche Fondazione e Banca. 

Cristiano Iacopozzi è Presidente ChiantiBanca da maggio 2017. Laurea in Scienze Economiche e Bancarie, è docente di Asset Allocation nella facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Siena. Dal 1993 svolge attività di formazione e di consulenza ed è autore di pubblicazioni nel mondo bancario.


ChiantiBanca va ancora a canestro col Pistoia Basket DAL TERRITORIO

ChiantiBanca ancora a fianco del Pistoia Basket 2000. Il rinnovo dell’accordo che legherà anche per la prossima stagione la nostra banca alla società biancorossa è stato annunciato nel corso di una partecipata conferenza stampa tenutasi nella filiale di Largo Treviso, a Pistoia.

“Tra noi e ChiantiBanca c’è un rapporto che definirei storico – le parole di Massimo Capecchi, presidente del Pistoia Basket 2000 – e trovare una così grande disponibilità per rinnovarlo, anche in un momento di estrema difficoltà come l’attuale, ci riempie di orgoglio. Per questo voglio ringraziare tutti i vertici dell’istituto per la fiducia dimostrata, augurandomi che questo accordo possa fungere da traino e stimolare il sostegno di altre forze economiche”. “È importante che una banca legata al proprio territorio confermi il proprio supporto in questo momento delicato a una società che tanto bene ha fatto in questi anni – ha commentato Mirco Romoli, direttore generale ChiantiBanca – e questo non solo per quanto riguarda la prima squadra, ma anche per il lodevole impegno del club con i ragazzi e le ragazze del settore giovanile”.

“Per me il Pistoia Basket 2000 è casa – ha ricordato Marco Barbieri, vicepresidente di ChiantiBanca –, ho sempre seguito da vicino le vicende della squadra, così come la nostra banca è stata sempre vicina alla società biancorossa. Ma ChiantiBanca sostiene lo sport anche e soprattutto per il suo ruolo di aggregazione sociale, nonché per l’importanza che riveste nei processi di crescita dei giovani. Non per niente offriamo il nostro supporto anche a tante altre società sportive del territorio”.

Nella foto, da sinistra: Mirco Romoli, direttore generale ChiantiBanca, Massimo Capecchi, presidente Pistoia Basket, Marco Barbieri, vicepresidente ChiantiBanca


#ChiantiTesi, seconda edizione per la valorizzazione del territorio DAL TERRITORIO

Con la seconda edizione di #ChiantiTesi prosegue la partnership fra ChiantiBanca e Chianti Economic Forum.

Il premio è stato creato per sostenere, analizzare e valorizzare lo sviluppo dell’economia del Chianti ed intende promuovere le competenze di studenti che hanno discusso le loro tesi magistrali in Economia o Management negli anni accademici 2018/2019 e 2019/2020.

Con #ChiantiTesi, ChiantiBanca e Chianti Economic Forum – associazione che promuove il confronto fra vari attori economici che hanno a cuore lo sviluppo del Chianti – ribadiscono il forte legame con il territorio.

La giuria che dovrà valutare gli elaborati presentati è così composta: presidente Cristiano Iacopozzi, presidente ChiantiBanca e docente presso la Scuola di Economia e Management dell’Università di Siena, quindi Claudio Boido, dipartimento Studi Aziendali e Giuridici dell’Università di Siena, Andrea Ciani, presidente del Chianti Economic Forum e docente presso il Düsseldorf Institute for Competition Economics dell’Università di Düsseldorf, Giorgia Giovannetti, dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa, Università degli Studi di Firenze e Istituto Universitario Europeo, Alessandro Petretto, professore emerito di Economia Pubblica dell’Università di Firenze, Maurizio Pompella, dipartimento Studi Aziendali e Giuridici dell’Università di Siena, David Rinaldi, direttore del Chianti Economic Forum e docente presso l’Università Libera di Bruxelles.

Gli argomenti di interesse su cui dovranno svilupparsi le tesi di laurea, sono i seguenti: internazionalizzazione delle PMI; catene del valore; mismatch fra domanda e offerta di lavoro; politiche pubbliche per la promozione e lo sviluppo del capitale umano; governance dell’innovazione; ricerca, innovazione e performance di impresa; analisi di economia o management su distretti industriali, rurali e sui biodistretti; mercato del credito e accesso ai finanziamenti per le imprese; investimenti socialmente responsabili e sostenibili.

I due migliori elaborati riceveranno un riconoscimento di 2.500 euro (primo premio) e 1.000 euro (secondo premio). I vincitori avranno inoltre l’opportunità di presentare i loro lavori in occasione della terza edizione del Chianti Economic Forum, un evento che è diventato punto di riferimento per discutere ed analizzare le sfide che il sistema economico chiantigiano si trova a vivere ed affronterà nel futuro.

Gli interessati possono presentare la candidatura entro il 31 luglio 2020, scrivendo a info@chiantieconomicforum.org.

Per il bando completo https://www.chiantieconomicforum.org/chiantitesi


Assemblea “anomala”, è dei Soci la risposta più bella DAL TERRITORIO

L’Assemblea dei Soci, svoltasi venerdì 26 giugno nella sede direzionale di San Casciano in Val di Pesa, ha approvato il bilancio 2019 – il primo dall’adesione al Gruppo Bancario Iccrea – chiuso con un utile netto di 11,090 milioni.

Nonostante la modalità di svolgimento del tutto eccezionale a fronte dell’emergenza Covid, ovvero senza presenza fisica ma con voto espresso esclusivamente tramite il conferimento di delega al Rappresentante Designato, individuato nel notaio Marcello Focosi, l’Assemblea 2020 ha registrato una partecipazione decisamente importante, in linea con quelle degli anni passati: hanno espresso le proprie preferenze di voto 2.701 soci, pari al 9,86% degli aventi diritto.

“E’ l’ennesima testimonianza del legame unico con la base sociale e di come ChiantiBanca sia vicina a tutti i territori”, le parole del presidente Cristiano Iacopozzi.

L’Assemblea – che approvato il bilancio 2019 praticamente all’unanimità: 1 voto contrario e 2 astenuti (qui il resoconto sintetico delle votazioni su tutti i punti all’ordine del giorno) – ha eletto i componenti di Consiglio di Amministrazione, Collegio Sindacale e Collegio dei Probiviri (qui la lista delle candidature) che resteranno in carica negli esercizi 2020-2022. Di seguito la nuova composizione degli organi societari:

Consiglio di Amministrazione (11 componenti su 13 confermati): Cristiano Iacopozzi, Alberto Marini, Marco Barbieri, Stefano Sivieri, Ilaria Camiciottoli, Alessia Naldini, Giorgio Petracchi, Marco Poli, Fabrizio Pagliai, Giannicola Pecchi (nuovo), Vasco Bonci (nuovo), Antonio Balenzano, Valentina Carloni.

Collegio Sindacale (interamente rinnovato): Raffaele Susini (presidente), Alessandro Moretti (effettivo), Caterina Rossi (effettivo), Elena Bartolomei Corsi (supplente), Luca Turchi (supplente).

Collegio dei Probiviri: Paolo Sanchini (presidente), Marco Casini (effettivo), Riccardo Ermini (effettivo), Francesca Bonfiglioli (supplente), Marco Gori (supplente).

Successivamente, nel primo Consiglio di Amministrazione del nuovo corso che si è svolto a Siena, sono state assegnate le seguenti nomine che resteranno in carica fino all’Assemblea 2023:

Presidente Consiglio di Amministrazione: Cristiano Iacopozzi

Vice Presidente Vicario Consiglio di Amministrazione: Alberto Marini

Vice Presidente Consiglio di Amministrazione: Marco Barbieri

Comitato operazioni soggetti collegati: Giorgio Petracchi (membro effettivo), Marco Poli (membro supplente)

Consigliere delegato al sistema dei controlli interni: Ilaria Camiciottoli

Presidente Comitato Esecutivo: Stefano Sivieri

Vice Presidente Comitato Esecutivo: Antonio Balenzano

Altri componenti Comitato Esecutivo: Marco Barbieri, Vasco Bonci, Fabrizio Pagliai

Nella foto: i nuovi componenti del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale (è assente il consigliere di amministrazione Marco Poli)


Abbiamo ottime basi e un Gruppo solido alle spalle DAL TERRITORIO
Pubblichiamo integralmente l’intervista del presidente Cristiano Iacopozzi uscita su Il Corriere Fiorentino domenica 28 giugno dal titolo: “Nel 2021 i veri effetti del Covid, la politica fiscale sia espansiva”
di Silvia Ognibene

Approvato il bilancio 2019 — il primo dall’adesione al Gruppo Bancario Iccrea — e rinnovati gli organi sociali per il prossimo triennio, i soci di ChiantiBanca hanno rinnovato la fiducia alla squadra che guidò l’inversione di rotta per tenere l’istituto nell’alveo del credito cooperativo. Squadra guidata da Cristiano Iacopozzi, presidente uscente e primo nome della lista unica per il nuovo Cda. 

Più che ai numeri del conto economico, Iacopozzi guarda a quelli dell’assemblea dove si sono espressi oltre 2.700 soci, lo stesso numero degli anni scorsi, nonostante la modalità di svolgimento eccezionale per l’emergenza Covid, ovvero senza presenza fisica, ma con voto espresso tramite delega. «Questa è la conferma di come il legame fra ChiantiBanca e la compagine sociale sia sempre più forte: aver raccolto il consenso di quasi 2.700 soci è la migliore testimonianza del lavoro attento svolto nei singoli territori, non soltanto in termini creditizi ma anche a sostegno di iniziative, istituzioni, enti, associazioni culturali e sportive, grazie all’impegno condiviso con Fondazione ChiantiBanca e ChiantiMutua. I numeri riferiti al triennio dal nostro insediamento sono di grande soddisfazione: tutti i i principali indicatori di bilancio hanno segnato un sensibile rafforzamento e una crescita costante negli anni, dal punto di vista patrimoniale, reddituale e della qualità del credito». 

L’esercizio 2019 si è chiuso con un utile netto di poco superiore agli undici milioni di euro. Gli altri indicatori?

«Nonostante la presenza di voci non ricorrenti, la gestione caratteristica ha prodotto utili più che soddisfacenti. Oggi abbiamo 3 miliardi dalla raccolta diretta e serviamo il territorio con 2,4 miliardi di impieghi. Gli Npl attuali sono pari a 350 milioni, coperti al 48%, in linea con gli obiettivi della capogruppo».  

Che 2020 vi aspetta? 

«E presto per valutare gli impatti sul 2020 ma è realistico attendere che il peggio debba arrivare e che gli effetti maggiori si sentiranno nel 2021. Perciò quest’anno adotteremo scelte prudenziali per preparaci al meglio all’impatto sui nostri conti provocato dalla pandemia. È importante anche l’entrata in vigore dei provvedimenti europei che hanno carattere espansivo riguardo la ponderazione degli affidamenti alle Pmi e questo consentirà alle banche di liberare patrimonio accantonando risorse in vista dell’anno prossimo e fronteggiare le probabili perdite». 

La vostra solidità è sufficiente per reggere il colpo? 

«Abbiamo buoni fondamentali e un gruppo dalle spalle larghe». 

Com’è stato il primo anno con Iccrea? 

«È andato bene e siamo fiduciosi che migliori ulteriormente. Soprattutto è un bene avere regole comuni per tutte le Bcc aderenti al Gruppo». 

In che modo avete risposto alle esigenze di famiglie e imprese per far fronte alla crisi provocata dalla pandemia? 

«Abbiamo ricevuto 9.938 richieste di sospensioni di rate di mutui e finanziamenti, il 24% delle quali attivate per iniziativa della banca e il 76% ai sensi del decreto Cura Italia. Il controvalore complessivo è di 948 milioni. Il 98% delle richieste è già stato processato. Per le nuove concessioni di credito abbiamo ricevuto 3.341 richieste per quasi 109 milioni di euro, il 69% è già stato erogato». 

Da quali settori produttivi sono arrivate la maggior parte delle richieste? 

«La domanda generale è stata vivace da parte di tutti i settori produttivi con specializzazioni legate ai territori: ad esempio nel senese siamo intervenuti nei comparti del biomedicale e del farmaceutico, nel Valdarno inferiore nel conciario e nel fiorentino nella moda che stanno soffrendo molto, nel pistoiese sul vivaismo». 

Gli strumenti adottati dall’Europa e dal Governo sono sufficienti e adeguati? 

«Il principale strumento per risollevare le economie in crisi è una politica fiscale espansiva, e vediamo spunti positivi dalle prime due economie mondiali, Stati Uniti e la Cina. Le politiche monetarie non bastano, perché hanno effetto principalmente nel breve termine. È presumibile che gli Stati Uniti siano già fuori dalla recessione, lo si vede dall’indice che misura l’andamento dei cantieri residenziali (NAHB, ndr) la cui soglia spartiacque è 5o: nei giorni scorsi era arrivato a 58. I soldi messi in circolo in Europa e in Italia sono davvero tanti, ma vanno destinati a investimenti infrastrutturali, vigilando che davvero arrivino dove devono arrivare».


Assemblea 2020: grande partecipazione dei soci. Bilancio 2019 approvato DAL TERRITORIO

L’Assemblea dei Soci, svoltasi venerdì 26 giugno nella sede direzionale di San Casciano in Val di Pesa, ha approvato il bilancio 2019 – il primo dall’adesione al Gruppo Bancario Iccrea – chiuso con un utile netto di 11,090 milioni.

Nonostante la modalità di svolgimento del tutto eccezionale a fronte dell’emergenza Covid, ovvero senza presenza fisica ma con voto espresso esclusivamente tramite il conferimento di delega al Rappresentante Designato, individuato nel notaio Marcello Focosi, l’Assemblea 2020 ha registrato una partecipazione decisamente importante, in linea con quelle degli anni passati: hanno espresso le proprie preferenze di voto 2.701 soci, pari al 9,86% degli aventi diritto.

“E’ l’ennesima testimonianza del legame unico con la base sociale e di come ChiantiBanca sia vicina a tutti i territori”, le parole del presidente Cristiano Iacopozzi.

L’Assemblea – che approvato il bilancio 2019 praticamente all’unanimità: 1 voto contrario e 2 astenuti – ha eletto i componenti di Consiglio di Amministrazione, Collegio Sindacale e Collegio dei Probiviri che resteranno in carica negli esercizi 2020-2022. Di seguito la nuova composizione degli organi societari:

Consiglio di Amministrazione (11 componenti su 13 confermati): Cristiano Iacopozzi, Alberto Marini, Marco Barbieri, Stefano Sivieri, Ilaria Camiciottoli, Alessia Naldini, Giorgio Petracchi, Marco Poli, Fabrizio Pagliai, Giannicola Pecchi (nuovo), Vasco Bonci (nuovo), Antonio Balenzano, Valentina Carloni.

Nel primo Cda utile saranno nominate le varie cariche, fra cui presidenti e vice presidenti di Consiglio di Amministrazione e Comitato Esecutivo.

Collegio Sindacale (interamente rinnovato): Raffaele Susini (presidente), Alessandro Moretti (effettivo), Caterina Rossi (effettivo), Elena Bartolomei (supplente), Luca Turchi (supplente).

Collegio dei Probiviri: Paolo Sanchini (presidente), Marco Casini (effettivo), Riccardo Ermini (effettivo), Francesca Bonfiglioli (supplente), Marco Gori (supplente)


Al passo coi tempi DAL TERRITORIO
autore: Paolo Piazzini
Responsabile Direzione Comunità e Territori

La centralità dei soci nella strategia di sviluppo di ChiantiBanca, come stabilito nel Piano Strategico 2020-23, ha trovato il primo momento di attuazione nella creazione, all’interno della struttura organizzativa della Banca, della “Direzione Comunità e Territori”.

Il Consiglio di Amministrazione della Banca, nella seduta del 23 aprile, ha approvato la proposta del Direttore Generale di istituire la nuova Direzione con l’obiettivo di riportare territori e comunità al centro di ChiantiBanca, di avviare un progetto di valorizzazione e sviluppo della relazione con le comunità di riferimento, nonché di rafforzare il legame e il senso di appartenenza della compagine sociale.

Le sue principali attività saranno quelle di supportare il Consiglio di Amministrazione, il presidente e il direttore generale nelle relazioni istituzionali, gestire le relazioni con la compagine sociale (compiti finora assegnati all’ufficio Soci che viene collocato all’interno di questa Direzione), proporre le iniziative della Banca sui territori, gestire le relazioni con Fondazione e Mutua e sviluppare le iniziative a favore di soci, enti e associazioni del territorio.

Di seguito l’intervento del responsabile della nuova Direzione, Paolo Piazzini.

“Tra i nostri 27.526 soci, ce n’è uno che si chiama Ovidio, socio di ChiantiBanca da oltre 50 anni. Quando nell’agosto del 1968 fu ammesso alla compagine sociale dell’allora Cassa Rurale, ne diventò illimitatamente responsabile e non lo fece certo per una particolare condizione di conto corrente. Insieme ad Ovidio ci sono ancora una decina di soci che nel decidere di far parte della “banchina”, prima delle modifiche statutarie del 1972, misero a servizio della loro comunità tutto il proprio patrimonio, grande o piccolo che fosse.

Se nel 2020 ChiantiBanca ha creato una Direzione “Comunità e Territorio”, lo ha fatto per ripartire da lì.

Il sistema bancario sta cambiando rapidamente. Una parte dei servizi tradizionali spariranno e altri verranno intermediati da nuovi soggetti, anche non bancari. Le multinazionali del credito si presenteranno sul mercato con prodotti totalmente anonimi e spersonalizzati, e con tariffe sempre più aggressive.

Il mondo del credito cooperativo dovrà completare il processo di innovazione tecnologico per essere sempre al passo con le nuove esigenze del mercato, ma non dovrà commettere l’errore di sfidare quelle controparti su quei tavoli. Dobbiamo tornare a giocare sul nostro campo, dove non solo siamo i migliori, ma dove soprattutto gli altri non sanno e non possono giocare.

La nostra sfida sarà quella di valorizzare il carattere mutualistico della nostra attività, il senso di appartenenza al territorio. Il nostro socio deve tornare a percepire chiaramente il valore, i vantaggi e la protezione che offre far parte di una comunità.

Faremo crescere e conoscere la nostra Mutua, soprattutto sui nuovi territori dove ancora è meno diffusa, ampliando i vantaggi che offre agli associati. E’ già stato messo a disposizione un numero verde e un portale per le prenotazioni delle prestazioni sanitarie.

Cercheremo di rendere più fruibili per i soci le opportunità generate dai sodalizi con il mondo associazionistico e del terzo settore, che vengono sostenuti con contributi e sponsorizzazioni, sia dalla banca che tramite la Fondazione.

Ripenseremo al catalogo prodotti per i soci, cercando di recepire al meglio le esigenze degli stessi, con nuovi servizi o migliorando quelli in essere.

Credo che questa pandemia ci abbia insegnato che nessuno può sentirsi al sicuro, se non all’interno di un sistema efficiente, solido, ma basato sulla reciproca assistenza e sull’attenzione al sociale.

E credo che Ovidio, dopo 50 anni, chieda ancora questo alla sua banca.”


Patto di sviluppo DAL TERRITORIO
Pubblichiamo integralmente l’intervista al direttore generale Mirco Romoli uscita su la Repubblica lunedì 8 giugno 
di Maurizio Bologni

Mirco Romoli, neo direttore generale di ChiantiBanca, 27.500 soci, prima Bcc in Toscana, quinta in Italia su 136, che azienda ha trovato?

«Quella che speravo, persone e competenze capaci di interpretare il ruolo di banca del territorio. Le racconto un episodio di un mese fa. In piazza a San Casciano mi ferma un’anziana di 75 anni: “Lei è il direttore, vero? Guardi che io sono socia da 50 anni e voglio che i miei risparmi li usiate bene. Li state prestando alle aziende in difficoltà, vero? Ci conto”. È la cooperazione».

Dei dati di bilancio 2019 quale le piace di più?

«Rafforzamento patrimoniale e rientro nei parametri di sostenibilità previsti in relazione al credito deteriorato, un’operazione di equilibrio gestionale da attribuire a chi mi ha preceduto e al Cda in scadenza. Da qui siamo ripartiti varando insieme alla capogruppo Iccrea un piano industriale ambizioso ma realizzabile, con una mission che nel titolo dice molto: “persone, territori, valore”. Dovremo rivederlo dopo il lockdown ma i macro obiettivi non cambiano. E non vediamo l’ora di passare ai fatti».

Lei arriva a febbraio, poi il lockdown. Come lo ha affrontato?

«Se vogliamo trovare un elemento positivo della pandemia, è che ci ha imposto un cambiamento rapido senza pesare sulla produttività. Abbiamo messo in smart working il 25% del personale, il 70% è stato coinvolto in attività di formazione a distanza, abbiamo così ridotto del 37% la forza lavoro presente negli uffici e spostato in un giorno 30 persone a rafforzare l’area fidi dove solitamente lavorano in 20».

Ma neppure in questa circostanza le banche sono sfuggite all’accusa di inefficienze e ritardi. Come replica?

«Che una cosa è la garanzia di Stato, altro la valutazione di merito creditizio che neppure in questa circostanza le banche possono eludere. Noi abbiamo cercato di giocare d’anticipo, aggiornato il modello di servizio per raggiungere meglio pmi e famiglie, già da metà marzo iniziato a contattare la clientela per offrire la moratoria di rate e anticipi di fatture, avviato misure di sostegno al bisogno di liquidità erogando credito a casi urgenti anche nelle more dei meccanismi statali e in attesa delle garanzie. In numeri: 2.700 domande di credito garantito per un importo totale superiore ai 50 milioni, 2.000 hanno già ottenuto l’erogazione, alle altre i soldi stanno arrivando in questi giorni. Bocciato solo un 5%».

Quanti mutui avete sospeso?

«Per 900 milioni di capitale, il 25% del quale sospeso autonomamente dalla Banca sebbene i casi non rientrassero in quelli a cui il Cura Italia concedeva in quel momento la tutela».

Banche nel mirino anche nella fase 2: file, disservizi, disguidi.

«Da mesi i colleghi lavorano anche il sabato e la domenica. Mai chiusa una filiale, rafforzato il contact center, le visite in banca avvengono su appuntamento ma non rimandiamo mai indietro nessuno, in giugno faremo altri passi verso la normalità, forse riaprendo le casse».

Ora serve far ripartire l’economia.

«La preoccupazione è forte, il Pil avrà un crollo verticale, settori come il turismo si riprenderanno solo nel 2021 e il rischio da scongiurare è che, dopo le crisi sanitaria e economica, esploda una drammatica crisi sociale. Dal 2008 banche e imprese sono uscite rafforzate e, insieme alle istituzioni, dovranno saper far tesoro dell’esortazione del governatore di Bankitalia Visco ad unirsi in un patto per lo sviluppo. Ho grande fiducia nel negli imprenditori toscani. Insieme possiamo reagire al monito di Papa Francesco: peggio di questa crisi c’è solo sprecarla».


Il modello ChiantiMutua DAL TERRITORIO
autore: Giancarlo Landini
Presidente Fondazione Santa Maria Nuova

Da alcuni anni ChiantiMutua sta assicurando il suo sostegno alla “Fondazione Santa Maria Nuova Onlus”. Come Presidente della Fondazione sono molto riconoscente per il rapporto continuativo che la Mutua di ChiantiBanca ha voluto mantenere con noi.

La Fondazione Santa Maria Nuova, nata nel 2015 per volontà della Azienda Sanitaria di Firenze, è deputata alla conservazione del patrimonio artistico di Santa Maria Nuova attraverso la gestione del suo percorso museale e alla valorizzazione della storia sanitaria ed artistico-architettonica dell’ospedale. Ma la Fondazione ha anche un’altra finalità che è quella di mettere in rapporto l’Azienda Sanitaria con il proprio territorio e quindi con gli altri ospedali della area fiorentina: San Giovanni di Dio e Santa Maria Annunziata e dopo la creazione della Azienda USL Toscana Centro anche con gli ospedali di Empoli, Prato e Pistoia.

ChiantiBanca e ChiantiMutua, molto attente al territorio, sono il partner ideale per la nostra organizzazione, costantemente impegnata nel sostegno ad una rete di strutture sanitarie che copre una parte importante della Toscana. La “Fondazione Santa Maria Nuova” va quindi vista come una cerniera fra gli ospedali fiorentini e il loro territorio e ChiantiMutua, collaborando con noi, svolge appieno le finalità per la quale è stata costituita: essere vicina ai cittadini del territorio.

Nella emergenza COVID-19, la presenza della Fondazione Santa Maria Nuova è stata cruciale per gli ospedali. Ha saputo raccogliere le donazioni fatte e metterle a frutto immediatamente acquisendo macchinari indispensabili (ventilatori ed ecografi) e DPI, quando all’inizio ve ne era carenza. E’ stato un innegabile successo.

Nell’emergenza coronavirus, pur con grandi difficoltà, gli ospedali hanno retto bene la prova. Si è creata subito una collaborazione multidisciplinare ed anche multiprofessionale con gli infermieri che ha permesso di trattare efficacemente i pazienti e i tassi di mortalità non sono stati particolarmente elevati, anche se il tributo pagato dalle persone anziane è stato alto. I nostri ospedali, che erano organizzati per curare malati cronici riacutizzati, si sono trasformati in pochi giorni in ospedali in grado di trattare pazienti infettivi acuti con un netto aumento dei letti di intensiva e subintensiva che ci ha dato la possibilità di superare la crisi.

Un’organizzazione che vogliamo mantenere anche per il futuro, data la carenza cronica registrata in passato di letti per acuti. E’ stato effettuato anche un intervento importante sul territorio, specie nelle RSA, che ha permesso di curare in sicurezza gli anziani all’interno delle strutture sanitarie senza doverli ricoverare, mettendo a punto una nuova organizzazione ospedale-territorio che pensiamo di poter mantenere, se saremo in grado di garantire l’incremento di mezzi e personale.

In definitiva, credo che un maggior finanziamento degli ospedali pubblici da parte dello Stato, associata ad una collaborazione virtuosa con Fondazioni e privati, sia la chiave vincente per affrontare al meglio l’assistenza non solo a livello ordinario, ma anche nelle situazioni di emergenza.



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