DAL TERRITORIO


Fabbrica  di fiducia DAL TERRITORIO
autore: Mirco Romoli
 Direttore Generale ChiantiBanca

CARI SOCI,

non è questo il modo che avevo immaginato per presentarmi. Sono passati poco più di due mesi dal mio arrivo in ChiantiBanca: non importa ricordare quanto le nostre vite siano state stravolte per farvi capire che erano ben altri i miei progetti e i primi passi che avrei voluto affrontare da Direttore Generale. Stringere la mano a tutti – che gesto di valore, quando potremo ricominciare a farlo? – sarebbe stato impensabile ma creare un rapporto stretto e fiduciario con la compagine sociale quello sì, era nei miei pensieri fin da subito: se è vero che il credito cooperativo è una lunga storia di persone che hanno operato e continuano a operare per le persone, non si può non partire dal rapporto umano per costruire relazioni costruttive e durature nel tempo. 

Troppe volte quando si parla di banche, anche delle nostre banche, ci si riduce a parlare di numeri senza pensare a quello che c’è a monte. So bene che fare banca significa dare solidità a un sistema, che avere bilanci sani genera benefici ai territori e alle loro comunità. Ma per uno come me, che ha sviluppato il percorso professionale interamente nel credito cooperativo – prima come responsabile della funzione Internal Audit della Federazione Toscana Bcc, poi nel Gruppo Bancario Iccrea contribuendone alla costituzione e all’avvio operativo – e con orgoglio ne rivendica l’esclusiva appartenenza, il valore e l’ascolto della persona restano un pilastro – il pilastro – su cui costruire il nostro lavoro. 

Sono onorato dell’opportunità che mi è stata concessa dal Consiglio di Amministrazione. Sapete meglio di me cosa rappresenta ChiantiBanca per i nostri ventisettemila soci, per gli oltre centomila clienti, per le famiglie e le aziende, per il territorio in cui si mette al servizio; conoscete bene la storia e il peso che ha sempre avuto all’interno del credito cooperativo, la considerazione e l’importanza che Federazione Toscana e Gruppo Bancario Iccrea ci riconoscono (anche in questa newsletter, in linea con le precedenti, ne è testimonianza l’intervento del direttore generale di Iccrea, Mauro Pastore). E i primi due mesi, onestamente complicatissimi per tutto quello a cui stiamo assistendo e in cui la struttura – vi assicuro – non ha limitato nemmeno per un attimo forza di volontà e spirito di sacrificio per mettersi al servizio della comunità, mi hanno fatto capire velocemente e per intero la responsabilità che mi è stata affidata. 

Come ho già detto al nostro presidente, al Consiglio di Amministrazione ed a tutta la struttura fin dal primo giorno, credo nel gioco di squadra, nella delega e nella responsabilità, nell’educazione e nel rispetto degli altri, anche e soprattutto se hanno idee diverse dalle proprie: mi piace ricordare che 

nessun altro è pari al mondo cooperativo nel saper mettere al centro la persona, nel saperla “riconoscere” e concederle fiducia. 

Già, la fiducia: Hemingway diceva che “il modo migliore se ci si può fidare di qualcuno è dargli fiducia”. Personalmente, mi sono presentato in Consiglio di Amministrazione, dicendo: fabbricare fiducia è la nostra missione con soci, famiglie e imprese. 

Se ci riusciremo, specie in questi tempi così difficili, avremo dato risposte convincenti ai tantissimi che credono in noi. A partire da tutti voi. 

Con i migliori auguri di una Santa Pasqua a voi e alle vostre famiglie.

Mirco Romoli, 45 anni, è Direttore Generale di ChiantiBanca dal 1° febbraio 2020. Arriva da Iccrea Banca, dove ha contribuito alla costituzione e all’avvio operativo della capogruppo del Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea. In precedenza è stato responsabile della funzione Internal Audit della Federazione Toscana Banche di credito cooperativo.


Di fronte a un bivio DAL TERRITORIO
autore: Cesare Peruzzi
Giornalista

ANCHE PER L’ECONOMIA FIORENTINA ci sarà un prima e un dopo coronavirus. Lo stop imposto dall’emergenza sanitaria, che ha coinvolto circa il 70% delle attività, lascerà sicuramente il segno negativo in termini di Pil e di posti di lavoro (oltre che nella percezione delle persone), ma potrebbe anche rappresentare l’inizio di una nuova storia, più moderna e performante. A patto che le imprese e le filiere produttive sappiano approfittare della crisi per fare un salto di qualità, accelerando sul fronte della digitalizzazione e (quando necessario) ripensando il modello di business. 

La forza economica della Città Metropolitana, quasi 35 miliardi di Pil, 16 miliardi di export, un tasso di disoccupazione del 5,8% prima dell’uragano Covid-19, è da sempre strettamente legata alla forte diversificazione: la filiera turistica è molto importante, ma non esprime più del 10% del valore aggiunto provinciale, contro il 24% del manifatturiero e oltre il 50% del terziario, compreso un sistema bancario forte e ben articolato. A sua volta, l’attività di trasformazione può contare su più motori trainanti: dalla moda-pelletteria alla farmaceutica, dalla meccanica al comparto vinicolo- alimentare. Le esportazioni, ormai oltre il 40% del Pil, hanno dato ossigeno a questo sistema, consentendogli di superare bene la crisi del 2008-2010. 

Ma i punti di debolezza non mancano, a cominciare dal perdurare delle difficoltà del comparto delle costruzioni. Poi c’è da ricordare lo scarso livello di strutturazione delle aziende: a fronte di gruppi leader (in Italia e nel mondo), come Gucci, Ferragamo, Menarini, Beker Huges-Nuovo Pignone, Antinori, Frescobaldi, solo per citarne alcuni, ci sono migliaia di piccole e piccolissime imprese, spesso legate al sistema della fornitura ma non solo, con un livello di digitalizzazione basso e una struttura finanziaria fragile. Nel tempo non è nato in questo territorio un tessuto adeguato di medie imprese, che pure ci sono e anche importanti ma non quante ne servirebbero. 

A queste due fragilità (scarsa digitalizzazione e dimensioni d’impresa ridotte), si aggiunge l’inadeguatezza del sistema formativo per cui, su una media di 8mila posti di lavoro disponibili ogni mese nell’area, il 35% delle figure professionali richieste non è reperibile: non si trova perchè mancano i giovani preparati, soprattutto per quanto riguarda mestieri tecnici e legati all’informatica. La questione del mismatch sul mercato del lavoro è percepita come problematica dalla maggioranza delle imprese fiorentine e toscane (60%). Fatica il comparto del turismo, che ha bisogno di professionalità più elevate (e finalmente a Firenze si parla di una scuola di alta hotellerie), e sono in difficoltà le imprese della metalmeccanica e della logistica, settori esposti alle trasformazioni tecnologiche della quarta rivoluzione industriale, così come le aziende di pelletteria, espressione di quel made in Italy di successo che ha fornito il carburante per la corsa delle esportazioni negli ultimi anni. 

Lo sforzo, in questo momento, deve essere quello di utilizzare gli strumenti a disposizione per effetto della crisi-coronavirus (dalle agevolazioni finanziarie alla disponibilità di tempo) per colmare alcune di queste lacune, come per esempio ridurre il gap digitale che taglia fuori dal mercato globale buona parte delle attività di questo territorio (neppure il 20% delle imprese utilizza l’e-commerce), oppure individuare nuove modalità di produrre e di lavorare grazie alla digitalizzazione e allo smart working. Non a caso la Camera di commercio di Firenze attraverso il proprio Pid (punto impresa digitale) ha intensificato i servizi formativi e informativi online, mettendo in condizione imprenditori, professionisti e semplici cittadini di sfruttare lo stop obbligato in un’ottica di crescita e di riconversione, magari guardando a modelli di business più innovativi. 

Se alla fine dell’emergenza sanitaria (e del conseguente tzunami economico), quando augurabilmente le attività ripartiranno a pieno ritmo, il sistema fiorentino avrà conseguito una maggior consapevolezza dei propri mezzi e una migliore conoscenza degli strumenti tecnologici disponibili, allora potremo dire che non tutto il male sarà venuto per nuocere. In altre parole, le imprese (tutte, dal commerciante all’artigiano) devono sforzarsi di mettere a frutto questa esperienza per molti versi drammatica guardando al futuro, in un’ottica di ripartenza. E, alla fine, il territorio sarà più forte e competitivo. 

 

Cesare Peruzzi è responsabile dei rapporti con la stampa per la Camera di Commercio di Firenze. E’ stato direttore di Toscana 24-Il Sole 24 e inviato del Sole 24 ore

ChiantiBanca a sostegno di strutture sanitarie, soci e clienti DAL TERRITORIO

Il Consiglio di Amministrazione di ChiantiBanca ha stanziato un contributo di 30.000 euro a favore della Fondazione Santa Maria Nuova Toscana Centro e del Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena, entrambi in prima linea nella lotta contro l’emergenza coronavirus.

La donazione, a cui si aggiungono i 10.000 euro stanziati da ChiantiMutua, sarà destinata all’acquisto di strumentazione e materiali sanitari da distribuire in vari ospedali dei territori su cui ChiantiBanca è presente. “Siamo orgogliosi di dare il nostro aiuto a strutture impegnate giorno e notte per combat-tere il nemico del momento – le parole del presidente Cristiano Iacopozzi -. Stanno operando con impegno instancabile e ammirevole nel territorio dove la banca opera: con grande senso di re-sponsabilità, ci sentiamo coinvolti e partecipi verso il loro operato. Vogliamo far sentire vicinanza e sostegno a chi sta dedicando la propria vita al bene altrui: la situazione è pesantissima ma confidiamo nella storica capacità degli italiani di risollevarsi anche dai momenti più bui”.

ChiantiBanca, inoltre, appoggia al pari di tutte le aziende del credito cooperativo, l’iniziativa “#Terapie intensive contro il virus. Le BCC e le CR ci sono”, lanciata dalle Capogruppo del settore con il supporto di Federcasse e rivolta a personale dipendente, soci, clienti e comunità locali per sostenere le Unità di terapia intensiva e sub-intensiva degli ospedali e l’acquisto di ap-parecchiature mediche in coordinamento con il Ministero della Salute. Questo l’Iban del conto corrente dedicato: IT84W0800003200000800032006.

Aiuti alle strutture sanitarie ma anche sostegno concreto a soci e clienti, dando risposte in tempi rapidi e creando una corsia privilegiata per le richieste di moratoria e sospensione dei mu-tui che arriveranno in conseguenza del momento. “Stiamo mettendo in campo tutte le forze a no-stra disposizione, di concerto con la Capogruppo Iccrea, per dare il supporto necessario alle comunità – dice il direttore generale Mirco Romoli, che trova spunto nei valori del credito coopera-tivo per alzare ancor più l’attenzione verso i bisogni di soci e clienti. “I nostri dipendenti si stanno adoperando con straordinario impegno pur operando in condizioni di comprensibile difficoltà. A loro dico grazie, come dico grazie alla clientela che non si è fatta travolgere dalle emozioni del momento e ha seguito le nostre indicazioni, in linea con quanto previsto dall’intero mondo banca-rio: limitare gli accessi alle filiali unicamente per ragioni di urgenza, usare le casse automatiche, le aree self, i bancomat evoluti e tutti gli strumenti telematici a disposizione, su cui continueremo a investire. Particolarmente apprezzato è risultato essere il numero verde (800171212) attivato per gestire rapidamente le richieste dei clienti: non resterà un servizio circoscritto all’emergenza, lo renderemo ancor più strutturato perché i ritorni sono alquanto positivi. Percorreremo tutte le strade per aiutare soci e clienti a ripartire rapidamente dopo questa fase di difficoltà”.


Altro che sport DAL TERRITORIO
autori: Ilaria Camiciottoli e Alessia Naldini
 Consigliere di Amministrazione ChiantiBanca

“LO SPORT PER TUTTI è un bene che riguarda la socialità, la salute, e per questo merita tutela e una valorizzazione globale” (Giovanni Malagò – Presidente del CONI). 

ChiantiBanca, da sempre interessata a valorizzare il territorio in cui opera, prosegue nel suo impegno a sostenere le diverse associazioni sportive presenti nello stesso. Infatti, la finalità dell’attività sportiva, oltre ad essere quella intrinseca del divertimento e dello svago, a cui rimanda la stessa etimologia della parola, non si esaurisce nello sviluppare il proprio corpo, né tantomeno nel vincere una competizione, ma comprende anche la trasmissione di valori condivisi da ChiantiBanca: la cooperazione, la solidarietà, l’integrazione e la coesione sociale. 

Ecco quindi la nostra costante dedizione verso coloro che si occupano dello sport in tutte le sue forme. In tale ottica, nell’ultimo anno, ChiantiBanca si è posta a fianco delle associazioni che operano nelle più svariate discipline sportive e nelle diverse province che fanno parte del territorio di riferimento: nel 2019 le risorse stanziate a sostegno delle attività sportive sono state oltre 250.000 euro tra contributi e sponsorizzazioni, equivalente a circa il 25% del totale. 

Nel pistoiese, ChiantiBanca e sport vanno a braccetto: tutte le più importanti realtà del territorio sono “griffate” dalla nostra banca: con il Pistoia Basket, unica società professionistica della Toscana nel campionato di A1, il rapporto è ormai storico e sempre più consolidato, quello con la Pistoia Atletica è nato lo scorso anno ma il legame è talmente forte da abbinare il nostro nome a quello della società (adesso si chiama PistoiAtletica 1983 ChiantiBanca); non potevamo non sostenere la Pistoiese, militante in Lega Pro, e il Tennis Club Pistoia, squadra di vertice in A2 dopo aver militato – a stagioni alternate – nel massimo campionato nazionale. Merita una citazione particolare la collaborazione con la Scherma Pistoia che, oltre a raggiungere importanti risultati nazionali e internazionali, da anni è attiva nell’ambito paralimpico e da quest’anno propone un progetto di corsi dedicati a ragazzi autistici.

A conferma del sostegno trasversale a cui ChiantiBanca si lega, va evidenziato il contributo a favore del Baskin Pistoia, squadra composta da ragazzi disabili e non che a livello regionale è diventata reale testimonianza di come lo sport possa abbattere qualsiasi barriera.

Per quanto riguarda il territorio del Chianti fiorentino, la banca ha sostenuto il mondo del calcio con i contributi al Montespertoli, che coinvolge 300 ragazzi, e alla Sancascianese Calcio, principale associazione sportiva di San Casciano che conta 200 tesserati dai 5 ai 18 anni di età.

Da ricordare anche l’impegno della banca nel sostenere il Chianti Volley, frutto della fusione tra Azzurra Volley e Pallavolo Tavarnelle che vanta oltre 250 atlete oltre a 60 ragazze del minivolley, e la Pallamano Tavarnelle, con squadre giovanili che militano nei campionati regionali di categoria e una prima squadra nel campionato di A2.

Nel territorio fiorentino non sono mancati le collaborazioni con l’Avvenire 2000 Rifredi Basket, squadra femminile di serie B, e l’Aics Campo Marte.

Possiamo proseguire menzionando il territorio di Campi Bisenzio con l’erogazione alla Rondinella Ponte a Greve Marzocco: il sodalizio sportivo organizza anche eventi per sostenere le famiglie meno abbienti e garantire il diritto allo sport a tutti i bambini; da sottolineare anche i contributi alla Pallavolo Scandicci Savino del Bene, militante in A1 femminile, e al Club sportivo Scandicci, associazione sportiva di riferimento nel territorio sia per il calcio che per il rugby. 

Nell’area di Siena si evidenzia il contributo a favore del Tennis club Poggibonsi, che dal 2016 vanta il titolo “Top School” rilasciato dalla Federazione Tennis Italiana, ma anche le ormai storiche erogazioni verso Siena Calcio, Mens Sana Basket e CUS Siena, impegnato nella pallavolo, soprattutto giovanile.

Da segnalare anche le sponsorizzazioni a tutte le manifestazioni ciclistiche sul nostro territorio legate tra loro dal marchio “Eroica”, quali l’Eroica Montalcino, Eroica Gaiole, Nova Eroica: la corsa ripropone il ciclismo storico come fenomeno sportivo culturale e di costume.

Il territorio di Prato ha visto la nostra presenza in tutte le discipline: dal golf delle Pavoniere al basket della Pallacanestro 2000, dal calcio del Prato alla pallamano della Medicea Handball di Poggio a Caiano, per finire con il sostegno all’Azzurra Nuoto Prato che si avvale della collaborazione di ben trenta allenatori a gestire l’attività di oltre 600 atleti nelle piscine di Prato, operando in ambito regionale in varie discipline natatorie (nuoto, pallanuoto e nuoto sincronizzato). 

Infine, siamo stati vicini al territorio del Tirreno, con il sostegno a diverse attività sportive: il calcio con l’Empoli in B, la pallavolo con i Lupi S. Croce in A2 e il basket attraverso le sponsorizzazioni a Invictus Livorno, importante realtà giovanile della città, Libertas 1947 e Montecatini Terme Basketball. Da non dimenticare il sostegno alla palestra Zone di Pisa, da sempre attenta ai temi del benessere e della salute.

Ilaria Camiciottoli è consigliera di amministrazione di ChiantiBanca dal maggio 2017. Vanta due lauree: Economia Aziendale e Educazione Professionale. Due anche le professioni svolte: educatrice per l’assistenza scolastica a bambini con difficoltà e titolare dell’azienda vitivinicola La Collina.
Alessia Naldini è nata a Bagno a Ripoli ma vive tra Tavarnelle Val di Pesa e Milano. Laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Firenze, imprenditrice sociale e co-founder di un’agenzia specializzata in turismo culturale e marketing territoriale, dal 2017 è membro del Consiglio di Amministrazione di ChiantiBanca. 


La qualità è green DAL TERRITORIO
autore: Piero Ceccatelli
Giornalista La Nazione

QUAL E’ LA FOTOGRAFIA PIU’ FEDELE DELL’ECONOMIA DI PRATO? L’istantanea del Macrolotto 1 dove il 90% dei 250 lotti esibiscono insegne bilingul, con ideogrammi cinesi affiancati all’italiano e dove ha sede il distretto del pronto moda più grande d’Europa? O la strada di Montemurlo e relative diramazioni dove negli ultimi anni si è trasferito il tessile tradizionale pratese? Scegliere non è possibile. Le foto vanno affiancate, accostate perché all’alba del terzo decennio del Duemila l’economia di Prato ha due protagonisti. Gli impetuosi orientali che hanno trasformato i laboratori protoindustriali della prima ora della loro migrazione in capannoni moderni, razionali e sempre poi sicuri. E che confezionano a getto continuo abiti pret à porter per i mercati low cost di tutta Europa: dall’Est emergente alle griffe della moda usa e getta, tutti si riforniscono qui, ma non sempre amano ammetterlo. Al Macrolotto 1 si uniscono due forze: la prima è una capacità produttiva con performances inimmaginabili per qualità, costi e tempi di consegna, anche grazie a un rispetto della legalità in avviata crescita, ma ancora lontano dagli standard occidentali. 

La seconda forza è il Made in Italy sulle etichette dei capi. Verità, non contraffazione. Sono abiti confezionati in Italia, anche se con procedure cinesi. E vuoi mettere l’appeal di un pantalone da dieci dollari, che esibisce orgoglioso di arrivare dalla patria di Armani e Valentino, anziché nascondere nella tasca più recondita il marchietto Made in Vietnam o in Bulgaria?

L’altra fotografia è a Montemurlo. Ma è anche a Prato, al Macrolotto 2, in Valbisenzio. Dove sono rimaste le aziende tessili dei pratesi, sopravvissute alla crisi che ha costretto – o più spesso semplicemente convinto – i produttori tradizionali a chiudere. O, quelli sopravvissuti, a lasciare il Macrolotto 1 all’avanzata cinese, reinvestendo la lauta buonuscita ricevuta dagli orientali in sedi meno onerose (soprattutto a Montemurlo) e in nuove tecnologie.

Le fabbriche pratesi rimaste lavorano e fanno profitti, perché il tessile qui è di casa da oltre settecento anni e qualcosa vorrà pur dire, anche di fronte ai paesi emergenti dove la stoffa basic la producono operai pagati pochi dollari al giorno. Prato ha migliorato la qualità e ridotto i metri – anzi: i chilometri – di produzione quotidiana, per decenni simbolo e indice di prosperità. Più che alla quantità si punta ora alla qualità del prodotto. E della produzione, il più possibile green, sostenibile sul piano lavoristico (mai messo in dubbio) e ambientale. Con rifiuto di componenti tossiche, dannose per il consumatore e minori emissioni in aria e nelle acque. E c’è orgoglio finalmente verso quel rigenerato che creò fortune economiche e zavorre reputazionali per Prato, all’epoca degli stracci riconvertiti in stoffe. Prato era green quando nessun altro lo era ma non seppe imporsi nell’immagine come antesignana del futuro. Lo fa oggi ed è ancora in tempo, vista la maturata sensibilità generale.

Tessuti sostenibili e con sempre maggior valore aggiunto, insomma, frutto di ricerca, sperimentazione e più stretta collaborazione con gli stilisti. La figura storica dell’artigiano, ovvero dell’operaio che lavorava in proprio per un unico datore, è soppiantata da tecnici progettisti con diploma e laurea. 

Il dato curioso e dolente è che fra chi produce tessuti e chi li confeziona non esiste, almeno strutturalmente, continuità. Le stoffe dei pratesi fin dagli anni ’90, quando qui si produceva anche il basic, sono risultate troppo care per il low cost cinese. Gli orientali importano tessuti dai paesi – madrepatria compresa – dove costano meno e i pratesi vendono le loro stoffe magari a migliaia di chilometri di distanza, ma non a chi le confeziona vicino a casa. Dunque, tornando alla domanda iniziale, per mostrare il panorama di Prato occorrono – ancora e chissà per quanto – due fotografie.

Alle quali per completezza d’affresco vanno aggiunti imprescindibili zoom. Sull’informatica di una Tt Tecnosistemi, sulla logistica di Albini e Pitigliani, rimasta nel cuore del Macrolotto 1 da dove, fra molto altro, cura parte delle spedizioni della moda prodotta dai cinesi. Sul meccanotessile, reduce da un 2018 florido a fianco del rinnovamento tecnologico del tessile locale e di nuovi impianti nei paesi emergenti. In difficoltà, il commercio al dettaglio con un centro storico spolpato di funzioni col trasferimento delle banche e del tribunale datato anni Ottanta e del recente spostamento dell’ospedale e la nascita a distanza di cinque chilometri, sullo stesso asse viario, di due grandi centri commerciali.

Sul fronte economico, Prato rappresenta una grande incompiuta: mai decollata la diversificazione. Chi ha chiuso col tessile non ha riaperto in altri settori, dedicandosi (timidamente) all’immobiliare o conservando liquidità per tempi migliori che al momento non si sono manifestati. 

Nell’attesa, il distretto valorizza un’antica e a lungo trascurata vocazione agricola. Piccolo territorio, con la sorpresa di due vini docg. Il pinot nero prodotto quasi per miracolo in piccole e preziose quantità a Montemurlo da Pancrazi e il Carmignano, cantato nel Rinascimento dal Redi, di cui sapienti mani hanno governato l’innata e in po’ irruente spigliatezza per ricavarne un vino di dignità internazionale. Il Piaggia riserva 2016, della fattoria che vede al timone Mauro Vannucci e la figlia Silvia, è stato giudicato miglior rosso italiano e il “Terre a mano” della fattoria di Bacchereto è fra i primi 100 rossi del paese, secondo la guida del Gambero Rosso.

Da un lato l’industria che marcia sul green, dall’altro vini di alta qualità. Tornare alla natura, in fondo, è il destino scritto nel nome di Prato.

Piero Ceccatelli è giornalista de La Nazione. E’ stato responsabile della redazione centrale e di quelle di Prato, Pistoia e Lucca. Attualmente si occupa di web. Ha lavorato per Ansa, Il Tirreno e La Gazzetta dello Sport.


Mirco Romoli nuovo Direttore Generale, Focardi Olmi lascia dopo 3 anni DAL TERRITORIO

MIRCO ROMOLI, 44 anni, nato a Montevarchi, è il nuovo direttore generale di ChiantiBanca. Sostituisce Mauro Focardi Olmi che, in sintonia col presidente Cristiano Iacopozzi e col Consiglio di Amministrazione, lascia l’incarico dopo quasi tre anni, nell’ottica di un ricambio generazionale previsto nel piano strategico della banca.

Abilitazione alla professione di avvocato dopo la laurea con lode, Master all’università di Bologna in “Business Administration” e corsi di specializzazione alla Bocconi nel settore finanziario, Romoli arriva da Iccrea Banca, dove ha contribuito alla costituzione e all’avvio operativo della capogruppo del Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea, ricoprendo ruoli di piena responsabilità.

Prima dell’approdo in Iccrea Banca, avvenuto nel 2018, è cresciuto professionalmente all’interno del credito cooperativo, lavorando tredici anni in forza alla Federazione Toscana Bcc, dove è stato responsabile della Funzione di Internal Audit, il servizio di controllo sulle banche associate.

 

Fra i suoi incarichi, anche la gestione dei rapporti con le Autorità di Vigilanza e la consulenza in materia di governance, sviluppo organizzativo e strategico. E’ stato membro del Comitato Controlli di Federcasse e del Comitato di Direzione della Federazione Toscana Bcc.

 “Ringrazio il Consiglio di Amministrazione per la fiducia e assumo questo incarico con grande entusiasmo e senso di responsabilità – le parole del nuovo direttore generale –. Conosco bene il credito cooperativo e sono consapevole dell’importanza di ChiantiBanca nel tessuto economico regionale. Intraprendo questa nuova sfida sapendo di poter contare su una squadra di collaboratori che assistono quotidianamente soci e clienti con competenza, passione e professionalità. ChiantiBanca intende proseguire nel proprio percorso di consolidamento, in uno scenario economico complesso, insieme a famiglie e imprese del nostro territorio: è questo il compito di una banca di credito cooperativo che oggi, all’interno del Gruppo Bancario Iccrea, è ancora più forte e solida”.

“Siamo convinti di aver fatto la scelta migliore, di concerto con la Capogruppo Iccrea – il pensiero del presidente Cristiano Iacopozzi –, Romoli rispecchia il profilo che cercavamo: oltre a garantire il ricambio generazionale fortemente voluto, è un profondo conoscitore del mondo cooperativo, con importanti esperienze professionali in ruoli di responsabilità supportate da un eccellente percorso di formazione. Al contempo, siamo riconoscenti a Focardi Olmi del lavoro svolto e di aver guidato un gruppo di impeccabili professionisti che ci hanno permesso di superare un momento complicato e rilanciato ChiantiBanca sia in termini di immagine che di sviluppo”.

“I quasi tre anni da Direttore Generale – dice Mauro Focardi Olmi – sono stati sicuramente complessi ma indubbiamente di grande soddisfazione professionale. Sono orgoglioso di lasciare una banca in salute che dal 2017 ha sempre visto accrescere redditività, patrimonio, qualità del portafoglio crediti e capacità commerciale, grazie anche alle molte modifiche organizzative e gestionali messe in atto. Per questi risultati voglio ringraziare soci e clienti per la vicinanza e la fiducia dimostrate nei nostri confronti ma soprattutto i dipendenti: è grazie al loro impegno e alla loro disponibilità se ChiantiBanca è quella di adesso”. 


Tachis, oh oui! DAL TERRITORIO
autore: Paolo Pellegrini
Giornalista

LA FONDAZIONE CHIANTIBANCA ha dedicato passione e attenzione ininterrotta al territorio di riferimento, potendo contare su un “terroir”, potremmo dire alla francese (perché in questa parola è contenuto l’ambiente, il paesaggio, gli edifici ma anche la gente che li abita e ci lavora) ricco di contenuto. Di bellezze paesaggistiche. Di storia, di arte, di cultura. Di grandi personaggi. Come Giacomo Tachis, nel cui nome la Fondazione ChiantiBanca ha messo a fuoco e realizzato un progetto di indubbio significato culturale, che è stato poi insignito anche di significativi riconoscimenti. 

Giacomo Tachis è scomparso nel 2016, ma la sua opera vive ancora nelle geniali intuizioni che ha regalato alla campagna del Chianti (e non solo: il suo lavoro è stato di fondamentale importanza anche a Bolgheri, in Sardegna, in Sicilia…). E grazie alla Fondazione ChiantiBanca vive nell’immenso patrimonio culturale che ha lasciato: pochi anni prima della sua scomparsa, Tachis ha donato alla Fondazione ChiantiBanca – chi scrive era presente alla firma, e lo ricorda con un brivido di emozione ancora viva – una biblioteca che ha pochi uguali. 

Ma chi era Giacomo Tachis? Un enologo. Che sarebbe diventato “il principe degli enologi”. Piemontese di nascita, toscano di adozione fin da giovane. Direttore tecnico per un trentennio delle Cantine Antinori, “padre” di etichette oggi famose nel mondo come il Tignanello e il Solaia in casa Antinori, ma poi anche – in “prestito” ai cugini Incisa della Rocchetta di Bolgheri – del Sassicaia, oggi il vino più premiato al mondo, e padre della rinascita dei vini sardi e siciliani. Un “mescolavin”, come si sarebbe sempre definito lui stesso nella sua estrema umiltà usando un termine dialettale piemontese. E “Giacomo Tachis – Mescolavin” è un omaggio di rara bellezza e di raro pregio, un volume che è una grande opera di 500 pagine e di grande formato (pesa sei chili), curato da Andrea Cappelli, che ne ha redatto i testi, con le preziose immagini di Bruno Bruchi, pubblicato da Carlo Cambi Editore in collaborazione con Edizioni Effegi grazie proprio al sostegno della Fondazione ChiantiBanca. Un omaggio alla vita, al pensiero, all’attività ai luoghi attraversati dal grande enologo, raccontato attraverso le testimonianze delle cantine per cui ha lavorato, e anche con il contributo di chef stellati che hanno creato piatti da abbinare ai suoi vini più pregiati. Una bellissima opera, che si caratterizza già dalla copertina, in cui è raffigurato il “Giovinetto di Mothia”, statua in marmo conservata presso la Fondazione Giuseppe Whitaker, omaggio all’amore di Tachis verso quest’isola e per i classici. 

E qui arrivano i riconoscimenti. Presentato nell’ottobre 2018 presso la cantina di Santadi, in Sardegna, durante un convegno ad hoc che ha visto anche la dedica di una via a Giacomo Tachis, il volume ha ottenuto la menzione speciale nel Premio della categoria Beaux Arts dalla giuria internazionale dell’Oiv, Organisation Internationale de la Vigne et du Vin, una storta di “Onu del vino”, che riunisce rappresentanti di tutto il mondo, fornisce dati sulla produzione e i consumi, favorisce la ricerca e la diffusione delle conoscenze, agevola gli accordi internazionali in materia di salvaguardia ambientale, salute e commercio. E nel ricevere il premio, la sera dello scorso 15 ottobre all’Ambasciata del Cile a Parigi, l’autore Andrea Cappelli ha raccontato la storia di Giacomo Tachis, ricordando che “l’eredità più preziosa che Tachis ha lasciato non è uno strumento tecnico o un’innovativa formula chimica, ma un nuovo sguardo, arricchito anche di cultura, perché l’enologia dovrebbe fondarsi – come diceva sull’interpretazione umana dell’uva – tra scienza e visione umanistico-olistica. 

E sempre in ottobre, il volume è stato protagonista di una serata speciale in casa dell’Onav, l’Organizzazione nazionale degli assaggiatori di vino, a Torino. Tra i numerosi interventi, quello di Stefano Mecocci, presidente della Fondazione ChiantiBanca ai tempi della pubblicazione del libro, che ha messo l’accento sul significato dell’acquisizione della biblioteca personale dell’enologo. “Tachis conosceva bene la filosofia della banca e il legame con il territorio: oltre 3.500 volumi che compongono la donazione sono stati censiti uno per uno da tre archivisti per un mese e mezzo. Ci sono libri sul vino, ma non solo. C’è tutta la vita e la cultura di un uomo di elevato spessore, di grande conoscenza e di studio. Ci sono anche tutti i faldoni che custodiscono i segreti, le ricette dei vini che lo hanno reso famoso. Ma anche suoi lavori inediti, come gli scritti sugli aceti o sul Vinsanto”.  

La serata è stata impreziosita dalla degustazione di otto dei più significativi vini “inventati” da Giacomo Tachis in varie regioni d’Italia. Un patrimonio di cui la Fondazione ChiantiBanca è oggi orgoglioso custode.

Paolo Pellegrini, giornalista professionista, è nato nel Chianti Classico e vive a Firenze: ecco le radici del suo amore per il Bello, il Buono, la grande musica e la cultura materiale della campagna. Dopo numerose esperienze in quotidiani, periodici, emittenti radio e tv è approdato a La Nazione,  dove si è occupato di cronaca, politica, attualità, economia, agroalimentare, enogastronomia, cultura e spettacolo. Attualmente collabora con i giornali del gruppo Qn-La Nazione e con la Guida Osterie di Slow Food e si occupa del proprio blog www.forchettone.blogspot.it


L’ufficio soci, per voi DAL TERRITORIO
autore: Consiglio di Amministrazione

ERA UN NOSTRO PENSIERO DA TEMPO. Era un nostro pensiero da tempo. Oltre che un’esigenza vista dalla prospettiva della compagine sociale, di cui il Consiglio di Amministrazione è diretta emanazione e proprio per questo doverosamente attento a recepire qualsiasi input che possa migliorare e facilitare il rapporto con e fra Soci.

Ci voleva, un ufficio così. Perché una banca come la nostra – “rilevanti”, come vengono definite dalla nostra capogruppo le sette più importanti Bcc sul territorio nazionale – non può non avere un settore appositamente dedicato a una delle due leve più preziose su cui un credito cooperativo può fare forza e affidamento: i soci, appunto (l’altro è rappresentato dai dipendenti, che mai finiremo di ringraziare per la passione e l’attaccamento con cui svolgono il loro lavoro).

Vogliamo che l’ufficio Soci diventi sempre più riferimento per le vostre domande. Per i vostri bisogni. Sarà a vostra disposizione per ascoltare i vostri suggerimenti. Di fatto un collegamento, sempre più stretto, fra gli oltre ventisettemila soci, il Consiglio di Amministrazione e la Direzione Generale. Col tempo lo renderemo ancor più strutturato affinché i vari territori, su cui sviluppiamo il nostro servizio, siano sempre più adeguatamente curati.

L’abbiamo fortemente voluto e siamo certi che apprezzerete molto: contattatelo QUI.


Mirco Romoli nuovo Direttore Generale: “Cresceremo con famiglie e imprese” DAL TERRITORIO

Mirco Romoli, 44 anni, nato a Montevarchi, è il nuovo direttore generale di ChiantiBanca.


Abilitazione alla professione di avvocato dopo la laurea con lode, Master all’università di Bologna in “Business Administration” e corsi di specializzazione alla Bocconi nel settore finanziario, Romoli arriva da Iccrea Banca, dove ha contribuito alla costituzione e all’avvio operativo della capogruppo del Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea, ricoprendo ruoli di responsabilità a diretto riporto del Chief Audit Executive.

Prima dell’approdo in Iccrea Banca, avvenuto nel 2018, è cresciuto professionalmente all’interno del credito cooperativo, lavorando tredici anni in Federazione Toscana Bcc dove è stato responsabile della funzione Internal Audit, il servizio di controllo sulle banche associate.

Ha inoltre supportato varie Bcc nei processi di internal governance e di sviluppo organizzativo e strategico.


“Siamo convinti di aver fatto la scelta migliore, di concerto con la Capogruppo Iccrea – il pensiero del presidente Cristiano Iacopozzi –, Romoli rispecchia il profilo che cercavamo: oltre a garantire il ricambio generazionale fortemente voluto, è un profondo conoscitore del mondo cooperativo, con importanti esperienze professionali in ruoli di responsabilità supportate da un eccellente percorso di formazione. Con il nuovo direttore generale proseguiremo l’opera di miglioramento dei conti
aziendali come regolarmente avvenuto ogni anno dal nostro insediamento nel Consiglio di Amministrazione, grazie anche al lavoro dell’ex direttore generale, Mauro Focardi Olmi”.


“Ringrazio il Consiglio di Amministrazione per la fiducia e assumo questo incarico con grande entusiasmo e senso di responsabilità – le parole del nuovo direttore generale –. Conosco bene il credito cooperativo e sono consapevole dell’importanza di ChiantiBanca nel tessuto economico regionale.
Intraprendo questa nuova sfida sapendo di poter contare su una squadra di collaboratori che assistono quotidianamente soci e clienti con competenza, passione e professionalità. ChiantiBanca intende proseguire nel proprio percorso di consolidamento, in uno scenario economico complesso, insieme a famiglie e imprese del nostro territorio: è questo il compito di una banca di credito cooperativo che oggi, all’interno del Gruppo Bancario Iccrea, è ancora più forte e solida”.


Il Direttore Generale Focardi Olmi lascia l’incarico. “Triennio ricco di soddisfazioni” DAL TERRITORIO

Mauro Focardi Olmi lascia l’incarico di direttore generale di ChiantiBanca.

Una decisione arrivata in sintonia col presidente Cristiano Iacopozzi e col Consiglio di Amministrazione nell’ottica di un ricambio generazionale previsto nel piano strategico della banca e approvato dal Gruppo Bancario Iccrea, holding cooperativa a cui ChiantiBanca aderisce.

Mauro Focardi Olmi, 61 anni, aveva assunto la carica di direttore generale nel giugno 2017 – dopo aver guidato, con ottimi risultati, la Banca Area Pratese dal novembre 2013 fino alla fusione con ChiantiBanca (luglio 2016) – rappresentando, assieme all’attuale governance, eletta nel maggio 2017, il nuovo corso dopo il pesantissimo bilancio 2016 chiuso con una perdita di oltre 90 milioni.

Con Focardi Olmi a capo dell’Esecutivo ChiantiBanca ha segnato un triennio di grandi soddisfazioni, incrementando ogni anno l’utile di esercizio e meritandosi il riconoscimento del mercato, come testimonia il sensibile miglioramento di tutti i maggiori indicatori di bilancio.

“I quasi tre anni da Direttore Generale di ChiantiBanca – dice Mauro Focardi Olmi – sono stati sicuramente complessi ma indubbiamente di grande soddisfazione professionale. Sono orgoglioso di lasciare una banca in salute che dal 2017 ha sempre visto accrescere redditività, patrimonio, qualità del portafoglio crediti e capacità commerciale, grazie anche alle molte modifiche organizzati-ve e gestionali messe in atto. Per questi risultati voglio ringraziare soci e clienti per la vicinanza e la fiducia dimostrate nei nostri confronti ma soprattutto i dipendenti: è grazie al loro impegno e alla loro disponibilità se ChiantiBanca è quella di adesso”.

“Siamo riconoscenti a Focardi Olmi del lavoro svolto – le parole del presidente Cristiano Iacopozzi – e per aver guidato un gruppo di impeccabili professionisti che ha permesso a ChiantiBanca di superare un momento difficilissimo e riportare la banca fra le più importanti a livello nazionale. Adesso con la nostra Capogruppo stiamo definendo l’arrivo del nuovo direttore generale, che avverrà in tempi stretti: sarà una figura giovane ma già con esperienze di grande responsabilità, con cui perseguire nuovi obiettivi fissati dal Consiglio di Amministrazione e rafforzare il nostro ruolo nei territori che ci vedono sempre più punto di riferimento per la collettività”.

Nella foto: Mauro Focardi Olmi (a sinistra) con il presidente Cristiano Iacopozzi



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