Il (nuovo) modello Bcc DAL TERRITORIO
autore: Augusto dell’Erba
Presidente Federazione Italiana Banche di Credito Cooperativo

 

IL 2019 È L’ANNO DI AVVIO DEI GRUPPI BANCARI COOPERATIVI, costituiti per effetto della riforma del Credito Cooperativo incardinata, principalmente, nella legge 49 dell’8 aprile 2016. “Principalmente” perché la stessa riforma ha visto, soprattutto nei mesi da settembre a dicembre 2018, alcuni specifici interventi normativi che hanno apportato ulteriori modifiche all’impianto riformatore, senza comunque stravolgerne l’essenza.

Il “cuore” della riforma – messa a punto anche grazie alla costante interlocuzione tra Federcasse e le autorità parlamentari e di vigilanza – sono pertanto i Gruppi Bancari Cooperativi a cui le singole BCC hanno già aderito. I Gruppi Bancari Cooperativi eserciteranno funzioni di “direzione e coordinamento” sulle associate, ma le BCC avranno comunque il controllo del capitale della rispettiva Capogruppo. La quota minima di capitale è stata, come è noto, innalzata al 60%. Ma, soprattutto, le BCC manterranno intatte le tradizionali caratteristiche distintive di banche cooperative e mutualistiche: la nomina degli amministratori e dei sindaci riservata (in condizioni ordinarie) all’assemblea dei soci; l’obbligo di erogare almeno il 95% dei prestiti nella propria zona di operatività; il rapporto di prevalenza con i soci; il voto capitario e la destinazione di almeno il 70% degli utili annuali alle riserve indivisibili.  

I reciproci diritti e obblighi, delle Capogruppo e delle BCC, sono articolate nel “contratto di coesione” che le BCC hanno sottoscritto dopo aver modificato lo statuto.

Questo particolare disegno riformatore (che non ha eguali in Europa, basato pertanto su base contrattuale e non partecipativa, come invece avviene nei gruppi bancari capitalistici) ha come obiettivo quello di consentire a ciascuna BCC di svolgere sempre meglio il proprio ruolo di banca di comunità. Fornendo mezzi e strumenti (pensiamo alla nascita del sistema di garanzie incrociate tra le aderenti, previsto dalla riforma ed in coerenza con le norme europee, al fine di prevenire situazioni di criticità) per fare “di più” e “meglio” il proprio mestiere. Ma senza tradire i connotati caratteristici della mutualità bancaria.

Ed è questa forte attenzione alla salvaguardia della mutualità bancaria che permea tutto l’impianto riformatore. Attenzione ulteriormente evidenziata dagli interventi normativi dello scorso autunno. In modo particolare, nella legge di conversione del decreto “milleproroghe” (settembre 2018) è stato previsto esplicitamente che i poteri della Capogruppo, “oltre a considerare le finalità mutualistiche, debbano altresì considerare il carattere localistico delle BCC” o che, con “atto della Capogruppo”, debba essere disciplinato un “processo di consultazione delle BCC aderenti in materia di strategie, politiche commerciali, raccolta del risparmio ed erogazione del credito, nonché riguardo al perseguimento delle finalità mutualistiche”.

Ed ancora, la legge di conversione del “decreto fiscale” (dicembre 2018) ha stabilito, per le Casse Raiffeisen dell’Alto Adige, la possibilità di optare per un IPS (Institutional Protection Scheme) in alternativa alla costituzione del Gruppo Bancario Cooperativo provinciale. Opzione che le Casse Raiffeisen hanno scelto di perseguire, avviando, con l’inizio del nuovo anno, le procedure tecniche per la costituzione del nuovo sistema di garanzia reciproca.

La stesa normativa prevede anche l’introduzione di un nuovo livello di vigilanza cooperativa sulle Capogruppo, finalizzata a verificare la coerenza delle funzioni svolte dalle stesse Capogruppo rispetto alle finalità mutualistiche e territoriali delle BCC aderenti.

La riforma del Credito Cooperativo rappresenta, pertanto, uno strumento da guardare con attenzione, sia per come si è realizzata, sia per il modello organizzativo originale che disegna (un rapporto di feedback tra Capogruppo e banche aderenti che a loro volta le controllano), e soprattutto per aver mantenuto come stella polare la difesa della mutualità e il localismo bancario.

In questo senso, credo si possa essere soddisfatti. Per aver saputo difendere, in una generale tendenza all’omologazione anche e soprattutto sul terreno della finanza, un modello di impresa che ha dimostrato non solo tutta la sua resilienza dallo scoppio della crisi, ma che è in grado di essere – esso stesso – un antidoto contro il depauperamento dei territori. Per lo sviluppo sostenibile quel tessuto di micro e piccole imprese che hanno in gran parte contribuito al progresso ed alla crescita di occupazione e reddito.
 

Augusto dell’Erba è Presidente di Federcasse (la Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali) dal 2017. Nato a Bari, avvocato civilista, è Presidente della Cassa Rurale ed Artigiana di Castellana Grotte (Bari) e della Federazione Puglia e Basilicata delle Banche di Credito Cooperativo. Componente del Comitato Esecutivo e del Consiglio nazionale dell’Associazione Bancaria Italiana, dal 2017 è Presidente del Comitato Ristretto “Piccole Banche”. Dal 2011 è Presidente del Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo. Dal 2018 è vice presidente di FeBaf, la Federazione italiana Banche Assicurazioni e Finanza.