La riforma / 1 DAL TERRITORIO / Primo Piano
autore: Cristiano Iacopozzi
Presidente ChiantiBanca
 

L’ASSETTO NORMALE DELL’ECONOMIA importa che il capitale si associ direttamente e durevolmente al lavoro per i fini della produzione. Sì alte idealità finali, tutt’altro che argomento mortifero per gli istituti cooperativi, formano le ragioni intime della loro fecondità”.

La citazione di Giuseppe Toniolo (tratta da “Per un miglior bene avvenire”, 1895), considerato una delle menti più brillanti che hanno accompagnato la nascita e il primo sviluppo della cooperazione di credito, rappresenta la stella polare che deve guidare le nostre Bcc nel processo di riforma intrapreso nell’ultimo triennio.

Si tratta della terza grande riforma che investe il credito cooperativo, dopo quelle del 1937 e del 1993. Nelle due occasioni di rivisitazione del modello cooperativo, le Casse Rurali e Artigiane prima, e le Bcc poi, sono riuscite a trasformarsi, rilanciando il proprio modello di sviluppo e adattandosi – crescendo, ogni volta – al nuovo contesto normativo ed economico venutosi a creare: anche in questo caso, la sfida da affrontare, e vincere, è proprio quella della salvaguardia e del rafforzamento del modello mutualistico e locale della cooperazione di credito.

Perché è necessaria la riforma che stiamo per affrontare?

Vi sono più ragioni a sostegno del cambiamento che le compagini sociali di ciascuna Bcc saranno chiamate ad approvare nelle prossime assemblee.

In primo luogo, la riforma è funzionale per mettere ancor più al sicuro – oltre a quanto non lo siano già – le Bcc attraverso lo “Schema delle Garanzie Incrociate”: si tratta di uno strumento che, mettendo a fattor comune il patrimonio di tutte le aderenti a un gruppo (nel nostro caso, Iccrea Banca), permetterà – nel rispetto di criteri di trasparenza, equilibrio e sostenibilità – di rendere disponibili strumenti operativi e risorse patrimoniali in soccorso di consorelle in difficoltà (ad esempio: concentrazione dell’operatività in territori e distretti caratterizzati da crisi specifiche, insufficiente patrimonializzazione abbinata a scarsa redditività, sostanziale impossibilità di poter raccogliere capitale sul mercato).

Ciò avverrà attraverso il ricorso a soluzioni preventive evitando, come invece accaduto negli ultimi anni, ingenti e dispendiosi interventi ex post: la soluzione permetterà di individuare, ex ante, potenziali criticità aziendali, agendo a monte e contribuendo al risanamento dei contesti di difficoltà senza correre il rischio di scivolare in pericolosi dissesti finanziari.

Ma non è solo la prevenzione e la gestione del risanamento che spinge alla costituzione del gruppo bancario cooperativo Iccrea: le banche di territorio, come ChiantiBanca, si trovano ad affrontare sfide sempre più impegnative in termini di regolamentazione prudenziale e di evoluzione del mercato di riferimento.

Gli ultimi dieci anni, dal fallimento di Lehman Brothers in poi, hanno visto la proliferazione di una normativa prudenziale a fini di vigilanza, sempre più complessa e articolata, che richiede dimensioni organizzative che spesso le Bcc non sono in grado di affrontare in maniera autonoma.

D’altronde l’innovazione tecnologica e digitale impone, per le nostre banche, modifiche strutturali nelle modalità di offerta e di posizionamento competitivo: è impensabile poter competere in un mercato bancario ove la prestazione dei servizi e l’offerta di prodotti avverrà in maniera completamente diversa dal passato, richiedendo ingenti investimenti informatici e canali di sviluppo diversi dal tradizionale sportello bancario, la cui importanza strategica è stata – spesso – di fatto azzerata dalle ultime evoluzioni bancarie.

Citando il recente intervento del Capo Dipartimento della Vigilanza Banca d’Italia, Carmelo Barbagallo, a Napoli lo scorso 9 ottobre dal titolo “La riforma delle banche di credito cooperativo: presupposti e obiettivi”, “la riforma – dice Barbagallo – ha come obiettivo quello di superare questi limiti – grazie all’ombrello del patrimonio di gruppo e alla natura di società per azioni della capogruppo – senza dar luogo a un cambio di paradigma. La riforma, infatti, non modifica le regole sostanziali a presidio della mutualità e del localismo, ma, al contrario, rimuove gli ostacoli che, nel medio e nel lungo periodo, impedirebbero a molte Bcc di servire il territorio di elezioni in base a un sano criterio di mutualità. Essa pone le basi per preservare la solidità patrimoniale e assicurare una crescita di efficienza senza la quale soci e clienti delle Bcc non potrebbero continuare a essere serviti come lo spirito mutualistico richiede” (vedi intervento completo).

In sintesi, la riforma che siamo chiamati ad approvare – con il cambiamento dello Statuto della nostra ChiantiBanca – altro non significa che CAMBIARE PER CRESCERE per continuare a servire nel modo più efficace e completo i nostri soci e clienti, che restano l’anima delle nostre banche, al pari della professionalità dei dipendenti, altro valore aggiunto su cui puntare per continuare a sostenere che “La nostra Banca è differente”, preservando quei valori che ci hanno contraddistinto per oltre 100 anni e che la riforma mira a salvaguardare.

Il “contratto di coesione” che andremo a sottoscrivere avrà al centro alcuni punti nodali caratterizzanti l’essenza del credito cooperativo: mantenimento dell’operatività prevalente con i soci e limitata al territorio di riferimento, tutela dell’autonomia decisionale nelle Bcc caratterizzate da requisiti di solidità, salvaguardia del ruolo delle singole banche nel controllo della capogruppo – rafforzato dal decreto Milleproroghe dello scorso luglio, che ha innalzato al 60% la quota minima delle Bcc rispetto al capitale della capogruppo – e, infine, il dovere per quest’ultima di un’equa distribuzione alle associate dei vantaggi derivanti dalla sua attività di direzione e coordinamento e della sinergia di gruppo.

 

 

Cristiano Iacopozzi è Presidente ChiantiBanca da maggio 2017. Laurea in Scienze Economiche e Bancarie, è docente di Asset Allocation nella facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Siena. Dal 1993 svolge attività di formazione e di consulenza ed è autore di pubblicazioni nel mondo bancario.