DAL TERRITORIO


Cambiare senza tradire: i vantaggi per le bcc senza snaturare i valori che le rendono uniche DAL TERRITORIO / Primo Piano
autore: Cristiano Iacopozzi
Presidente ChiantiBanca
 

VORREI PARTIRE con un ringraziamento, a Soci e Clienti della nostra banca che, anche nel corso del 2018, ci hanno riservato la loro fiducia: non possiamo non ricordare che, dall’insediamento del nuovo Consiglio di Amministrazione espressione della lista “Fedeltà alla storia ed alla cooperazione”, avvenuto nel maggio dello scorso anno, la base sociale si è ampliata, passando da
26.300 a 27.000 unità (aspetto che fa di ChiantiBanca una delle principali banche di  credito cooperativo a livello nazionale) e che il numero di clienti è a sua volta aumentato, salendo da 105 a 107mila.

Poi una domanda: perché questa newsletter e perché in formato telematico?

Uno dei tanti e positivi elementi distintivi delle nostre bcc (solo per elencarne alcuni: la mutualità prevalente, l’essere banche di territorio, la relazione privilegiata con le comunità locali, l’erogazione di parte dell’utile di bilancio a fini di beneficienza e mutualità, e certamente la lista non è esaustiva delle caratteristiche che sono specifiche del mondo del credito cooperativo) è senza dubbio costituita dalla presenza di un legame differente e speciale con la propria base sociale.

Riteniamo che il rapporto con i propri stakeholder (soci, clienti, famiglie, comunità di territorio) non possa passare solo dall’incontro annuale – l’assemblea per l’approvazione del bilancio – ma richieda una comunicazione più estesa e frequente nel tempo. Per questo, nasce la newsletter ChiantiBanca, la cui finalità, nelle intenzioni del Consiglio di Amministrazione chiamato per tempo a guidare la nostra bcc, è quella di tenere costantemente informati soci, clienti, famiglie, su quella che è l’evoluzione dell’attività sociale.

Proprio per questo motivo, occorre dedicare alcune considerazioni all’imminente riforma del movimento del credito cooperativo che, dal 2019, porterà alla costituzione delle capogruppo nazionali Iccrea Banca e Cassa Centrale Banca, oltre che della capogruppo Raiffesen per le  banche rurali dell’Alto Adige.

A tal proposito, va rilevato come la riforma non snaturi quelli che sono i caratteri tipici e peculiari delle banche di credito cooperativo: secondo le norme di vigilanza (Disposizioni di Vigilanza Banca d’Italia, circolare 285, parte III, capitolo 5) “l’ordinamento disciplina le bcc come intermediari caratterizzati dalla finalità mutualistica e da un’operatività circoscritta ai territori di insediamento. La democraticità di funzionamento dell’organizzazione è assicurata dai limiti di partecipazione del socio e dal principio del voto capitario. La finalità lucrativa è esclusa dai limiti rigorosi alla distribuzione di utili e dal principio di indivisibilità del patrimonio”.

L’imminente riforma, che porterà ChiantiBanca ad affiliarsi al Gruppo Bancario Cooperativo (GBC) promosso da Iccrea Banca, di gran lunga il più numeroso a livello nazionale, manterrà intatta la ragion d’essere tipica delle bcc, ben indicata nei loro Statuti, che subiranno solo piccole modifiche che non ne stravolgeranno gli elementi fondativi, a cominciare dal principio della cooperazione mutualistica e della finalità a contribuire a generare il bene comune, inteso come progresso inclusivo.

In tale direzione si è mosso anche il recente intervento normativo dello scorso luglio, che ha apportato alcune modifiche all’impianto della riforma varata a suo tempo con la legge n.49/2016. Spicca in primo luogo l’affermazione, nel nuovo testo legislativo, secondo cui le capogruppo, nello svolgimento della loro azione di controllo, coordinamento e direzione, debbano agire non solo nel rispetto delle finalità mutualistiche, ma anche del carattere localistico delle banche di credito cooperativo.

Viene poi previsto un apposito processo di consultazione delle BCC aderenti al Gruppo da parte delle capogruppo, con la finalità di definire strategie, politiche commerciali, raccolta del risparmio ed erogazione del credito, nonché riguardo al perseguimento delle finalità mutualistiche.

Infine, oltre a rafforzare i presidi di autonomia per le bcc collocate nelle classi di rischio migliori, si innalza al 60% la quota di capitale minimo di ogni singola capogruppo che dovrà essere detenuto dalle bcc appartenenti a quel gruppo (limite derogabile con decreto della Presidenza del Consiglio, solo per motivi legati alla necessità di preservare la stabilità bancaria).

In sintesi, CAMBIARE SENZA TRADIRE può rappresentare un’efficace sintesi per descrivere la riforma che farà entrare ChiantiBanca a far parte del GBC: potremo beneficiare dei vantaggi legati all’istituzione dello “Schema di Garanzie Incrociate” che permetteranno alle singole bcc di mettere in sicurezza i risparmi della propria clientela, senza perdere quello che è il carattere mutualistico e localistico e l’attenzione ai bisogni dei territori e delle comunità, che da sempre caratterizzano la nostra banca e l’intero mondo del credito cooperativo.

 

Cristiano Iacopozzi è Presidente ChiantiBanca da maggio 2017. Laurea in Scienze Economiche e Bancarie, è docente di Asset Allocation nella facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Siena. Dal 1993 svolge attività di formazione e di consulenza ed è autore di pubblicazioni nel mondo bancario.

 

 


Vinceremo la nuova sfida: le banche locali si imporranno anche sul mercato globale DAL TERRITORIO / Primo Piano
autore: Roberto Frosini
Direttore FTBCC

 

PARTIAMO DA UN PUNTO FERMO: anche con la Riforma dell’aprile 2016, che si appresta ad essere definitivamente attuata con la partenza del Gruppo Bancario Cooperativo, le bcc manterranno la loro autonomia giuridica e la forma societaria di cooperative a mutualità prevalente, ispirate quindi al principio “una testa, un voto” e regolate da limiti alla distribuzione di dividendi e alla divisibilità delle riserve.

Le bcc continueranno perciò a rappresentare nel nostro Paese l’unica tipologia di banche con queste peculiari caratteristiche, ossia di fatto l’unica alternativa concreta all’impresa bancaria capitalistica fondata sullo scopo di lucro. È la cosiddetta “biodiversità” del credito cooperativo, che ne sostanzia l’identità e la ragion d’essere.

Questa è la premessa, per così dire “ideologica”, affinché le bcc possano conservare il loro ruolo storico di “banca locale”, ovvero quello di banche vicine alle famiglie e alle piccole imprese di un territorio e della comunità che su di esso vive e lavora.

La banca locale è quella che non disperde valore dal luogo in cui opera, perché reinveste su quel territorio le risorse finanziarie che esso produce sotto forma di risparmi; è la banca, quindi, che non fa scelte di convenienza, ad esempio quella di investire laddove esistano le migliori condizioni di mercato, ma fa le scelte che sono funzionali alla crescita della comunità di cui è espressione, perché nasce, cresce, vive e si sviluppa con quella comunità.

Ma, nell’era della globalizzazione, dove capitali e imprese si spostano e si organizzano su dimensioni di vasta scala, ci sarà ancora bisogno di banche di comunità che fanno della relazione diretta con il cliente ed il socio il loro plusvalore imprenditoriale?

La nostra risposta non solo è SI’, ma addirittura ANCORA DI PIU’, perché nella competizione globale che supera i confini statuali, sono i singoli territori ad essere i protagonisti della competizione, con le loro intelligenze, capacità e istituzioni, a cominciare da quelle di tipo bancario. Certo è che questa competizione tra soggetti locali nell’arena senza confini della dimensione globale determina la necessità di procurarsi gli strumenti per combattere ad armi pari e consentire quindi al proprio territorio di non rimanere ai margini dei processi di sviluppo e di creazione di valore che si sviluppano su scala planetaria.

In questo senso, la Capogruppo prevista dalla Riforma ha un compito fondamentale, ovvero quello di valorizzare ulteriormente le caratteristiche delle bcc come banche locali tramite la messa a disposizione di prodotti e servizi che sono normalmente disponibili sul mercato globale. Le bcc, pur conservando radici fortemente ancorate alla tradizione, saranno quindi al contempo perfettamente in grado di servire la loro clientela con un catalogo di offerta adeguato alle esigenze dettate dall’incalzante modernità.

Tradizione e innovazione, questi sono i due capisaldi rispetto ai quali la banca locale è chiamata a confrontarsi e sui quali legittimerà in futuro la sua funzione. L’appartenenza al Gruppo Bancario Cooperativo è, in definitiva, la condizione con la quale realizzare questo mix virtuoso di tradizione e innovazione.

Siamo di fronte a una nuova sfida per le bcc: quella di rimanere banche locali guardando al mercato globale e, come tutte le sfide che il credito cooperativo ha affrontato nei 130 anni della sua storia, sarà affrontata e vinta.

 

Roberto Frosini, pistoiese, è direttore generale della Federazione Toscana banche di credito cooperativo, l’associazione di categoria del credito regionale, che riunisce oggi 14 bcc con quasi 300 sportelli. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Firenze con una tesi sui mercati finanziari internazionali, entra – dopo 2 anni di insegnamento – nelle strutture della Federazione Toscana Casse Rurali ed Artigiane nel 1989. Dal 2016 è presidente di IRPET, l’Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana.

 


Assemblea sociale – Domenica 16 dicembre: ChiantiBanca sposa la riforma DAL TERRITORIO / Primo Piano

DOMENICA 16 DICEMBRE i soci di ChiantiBanca saranno chiamati ad approvare – in seduta straordinaria – le modifiche statutarie e il contratto di coesione che porteranno all’adesione il Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea, a cui aderiranno oltre 140 banche di credito cooperativo, andando a formare la prima banca locale d’Italia, il quarto Gruppo Bancario Nazionale per totale attivi e il terzo per numero di filiali.

Queste le caratteristiche del nuovo Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea:

– 142 bcc aderenti
– 1.738 comuni di insediamento
– 2.647 filiali
– 93,3 miliardi impieghi lordi
– 147,8 miliardi totale attivo
– 102,4 miliardi raccolta diretta
– 11,5 miliardi patrimonio netto
– 750mila soci
– 4,2 milioni clienti

La riforma del sistema credito cooperativo stabilisce che ogni banca di credito cooperativo dovrà aderire a un Gruppo Bancario Cooperativo (oltre a Iccrea, ci sarà quello nazionale di Cassa Centrale Banca – cui aderiranno un centinaio di bcc – e quello locale di Raiffeisen Bank, rappresentativa delle rurali dell’Alto Adige).

Le singole banche rimarranno titolari dei propri patrimoni e manterranno gradi di autonomia gestionale in funzione del livello di rischiosità, nell’ambito degli indirizzi strategici e degli accordi operativi concordati con la capogruppo del Gruppo Bancario Cooperativo, della quale peraltro manterranno il controllo societario detenendone la maggioranza del capitale.

La capogruppo svolgerà, quindi, un’azione di direzione e controllo in attuazione di una funzione generale di servizio, con due obiettivi: sostenere la capacità di servizio nei confronti di soci e clienti, la funzione di sviluppo dei territori e la capacità di generare reddito della bcc; garantire stabilità, liquidità e conformità alle nuove regole dell’Unione Bancaria.

La riforma del credito cooperativo, avviata nel 2016 e modificata in parte nel corso del 2018, è il risultato di un confronto fra Governo e Organi di Vigilanza, caratterizzandosi in modo coerente con i tratti distintivi del sistema, tra cui quello della mutualità bancaria.

Gli obiettivi della riforma sono:

– il miglioramento della governance complessiva del “sistema bcc”;
–  l’allocazione più efficiente delle risorse patrimoniali già presenti all’interno del sistema;
– l’apertura a capitali esterni;
–  la valorizzazione della dimensione territoriale e dell’autonomia delle singole bcc;
– la semplificazione delle filiere, eliminazione delle ridondanze, accrescimento dell’efficienza;
– la garanzia dell’unità del sistema


Con idee e innovazione, la Toscana ha retto meglio degli altri l’urto della crisi DAL TERRITORIO
autore: Francesco Dainelli
Docente universitario e consulente

 

LA CRISI ECONOMICA ormai decennale fiacca l’economia italiana, ormai ristagnante da tempo. La Toscana, dati alla mano, è una delle regioni che ha meglio resistito agli effetti nefasti di questa enorme crisi economico-finanziaria.

Perché la nostra Toscana è così “resiliente”, cioè resistente di fronte agli urti della crisi?

La prima risposta arriva dal tessuto produttivo e imprenditoriale. La nostra regione “coltiva” imprenditori d’eccellenza, pieni di idee, ricchi di progetti e di iniziative. Nonostante il perdurare della crisi, non manca la volontà e la capacità d’innovare, la costante ricerca della qualità nelle produzioni e nei servizi. Oltretutto, la nostra è un’economia stabilmente diversificata su agricoltura, industria e turismo.

Nell’agricoltura, gli ettari di terreno convertiti e in fase di conversione verso produzioni certificate Bio sono ai vertici nazionali. Nell’industria, spiccano i segmenti della meccanica e della pelletteria – quest’ultima agganciata alla moda di lusso – che trainano export e danno lavoro a un ampio indotto di piccole realtà produttive. Nel turismo, la riqualificazione di piccoli borghi rurali è stato un potente motore di sviluppo economico. In questo ambito, la Toscana possiede un numero di agriturismi eccezionalmente alto. Certo è che una politica industriale e territoriale seria, di lungo periodo, potrebbe offrire un aiuto non indifferente all’iniziativa privata. In questo senso, occorre riconoscere che la Regione Toscana si è dimostrata particolarmente attiva, anche promuovendo le risorse finanziarie europee.

Quello che manca all’imprenditore toscano è la “dimensione”, la capacità di fare il salto di qualità. Mancano risorse finanziarie, spesso, per cavalcare lo sviluppo e pensare in grande. Mancano anche risorse umane qualificate. Manca, cioè, quel capitale manageriale in grado di far sviluppare in modo moderno e sostenibile la piccola impresa toscana. Su questo punto, si giocherà la futura sfida nazionale e internazionale della nostra economia.

Una seconda risposta al “perché” d’apertura sta nel tessuto sociale. Ricca di tradizioni e di legami sociali che legano generazioni e territori, la Toscana ha retto meglio di altre regioni e territori l’urto della crisi economica, che, con le sue tensioni, va a sgretolare anche i legami sociali. Il forte legame con l’ambiente e il territorio ha consolidato la resistenza della Toscana. Certo, le istituzioni sociali – scuole, asili, centri di assistenza – sono più povere e carenti di personale adeguato. Gli investimenti in quest’area sono cruciali per sostenere un futuro di medio-lungo periodo. Altrettanto importante sarà la partita che istituzioni e soggetti privati vorranno giocare sul terreno del rispetto ambientale, in un momento in cui i cambiamenti climatici scombussolano il mondo.

Una terza e ultima risposta deriva dalla forza che “viene dal basso”. Associazionismo, volontariato, fondazioni, attività religiose hanno proliferato in questi ultimi 10 anni. Questo potente strumento di sostegno territoriale, svincolato dall’attività politica di alto rango, ha sostenuto la popolazione con disagi e livelli di povertà comunque crescenti, anche se meno rispetto ad altri territori. Il popolo toscano ha dimostrato capacità di aiuto e solidarietà, andando a ri-creare relazioni e sistemi sociali. In questo ambito, il credito di natura cooperativa ha dimostrato di sostenere l’economia più di altre banche, anche addossandosi il peso di fallimenti industriali e familiari.

Vero che la situazione non è rosea guardando al futuro, vivendo in un’Italia che soffre rischi economici e finanziari crescenti. A mio avviso, tuttavia, troppo spesso rimbalzano nelle nostre teste e, soprattutto, nei nostri cuori, notizie negative e pessimiste, innescando un circolo vizioso deleterio. I dati della nostra regione dimostrano speranza e forza di un territorio. Il nostro tessuto (che non a caso si chiama così!) sociale ed economico non si è strappato in questi anni duri, anche se una bella pulizia e qualche rammendo andrebbero fatti.

 

 

Francesco Dainelli è professore associato in Economia Aziendale presso il Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa dell’Università degli Studi di Firenze. Opera nel mondo dell’analisi di bilancio, della valutazione aziendale e del merito creditizio, dei sistemi di rating bancari.

 


Nuove tecnologie e capitale umano: così continueremo a essere punto di riferimento dei territori DAL TERRITORIO / Primo Piano
autore: Mauro Focardi Olmi
Direttore Generale ChiantiBanca

 

CARI SOCI, in queste poche righe vorrei provare a raccontarvi quanto stiamo facendo per darvi un servizio sempre migliore nella continuità dell’essere Banca delle Comunità.

La nostra volontà è mantenere i Valori propri del Credito Cooperativo senza rinunciare ai vantaggi che i continui miglioramenti tecnologici stanno permettendo.

E’ indubbio come, nell’ultimo decennio, il mondo industrializzato abbia beneficiato d’innovazioni, che hanno coinvolto tutti i settori, che sono state per quantità ma soprattutto per qualità superiori a quelle avvenute nei cento anni precedenti. In particolare la crescita esponenziale delle nuove tecnologie ha rivoluzionato il modo in cui tutti noi comunichiamo.

Per ChiantiBanca, come per tutte le aziende che come noi vogliono continuare a essere espressione del territorio e delle sue comunità, la sfida è ancora più interessante perché l’obiettivo è, come premesso, quello di non rinunciare alle facilitazioni che il progresso ha concesso senza che ciò ci impedisca di rimanere nelle relazioni una banca fatta a misura delle persone.

E proprio per restare coerenti con questa idea, per esempio, negli ultimi anni le nostre filiali sono state progressivamente trasformate, facendole divenire accoglienti aree d’incontro e consulenza e non più freddi luoghi adatti esclusivamente a eseguire operazioni bancarie, che invece – al contempo – sono state dirottate verso nuovi sportelli automatici evoluti aperti “H24”. ChiantiBanca è stata infatti tra le prime banche di credito cooperativo che ha investito in queste tecnologie avendo a oggi in ogni filiale almeno uno di questi ATM evoluti.

Anche negli ultimi mesi abbiamo lavorato a una ricerca costante per migliorare, rendendola ancora più proattiva, sia la relazione con i nostri soci e clienti sia gli strumenti che come ChiantiBanca mettiamo a disposizione.

E’ su questa nostra convinzione che a maggio scorso abbiamo fatto partire “ChiantImprese”, una squadra composta da dipendenti altamente specializzati, ognuno dei quali segue, tramite una relazione costante nel loro territorio, le aziende con maggior fatturato.

Visto gli incoraggianti risultati raggiunti con questo modello organizzativo entro la fine dell’anno vedranno la luce altre due strutture analoghe, la prima destinata alle imprese di dimensioni minori, la seconda ai clienti privati. Il nostro obiettivo è arrivare progressivamente a gestire con risorse dedicate la gran parte dei nostri clienti.

Un importante sforzo è stato fatto anche per estendere ai nostri prodotti e processi organizzativi l’utilizzo delle più recenti tecnologie, tant’è per esempio che nel corrente anno abbiamo introdotto procedure che ci permettono di deliberare nel giro di pochi giorni, in alcuni casi addirittura di poche ore, molte tipologie di prestiti e affidamenti con evidenti vantaggi per la nostra clientela.

Grande attenzione è stata dedicata al mondo del web con l’introduzione del portale di vendita online “Ventis”, che ogni giorno propone offerte di prodotti italiani, eccellenze regionali e grandi marchi, al quale abbiamo collegato una carta di credito che incorpora interessanti ed esclusivi vantaggi.

Altra novità è stata l’App di pagamenti “Satispay”, che in modo semplice e immediato permette nei negozi convenzionati di pagare senza la necessità di possedere carte di debito o credito e anche di scambiare denaro tra i contatti della rubrica del cellulare.

I confini di quello che sarà possibile fare in futuro in ambito bancario sono di difficile previsione visto il continuo progredire della tecnica, ma è certo che con l’ingresso di ChiantiBanca nel Gruppo bancario di ICCREA il nostro Istituto avrà la possibilità, grazie alle sinergie che si genereranno dal punto di vista economico, organizzativo e commerciale, di dotarsi delle più aggiornate tecnologie disponibili sul mercato permettendo così ai nostri soci e clienti di goderne gli innegabili benefici.

Concludo con un caloroso ringraziamento per la fiducia che ci riservate, assicurandovi a nome di tutto il personale un continuo impegno per fornire un servizio sempre migliore.

 
Mauro Focardi Olmi è direttore generale di ChiantiBanca dal 15 giugno 2017. E’ stato direttore generale della Banca Area Pratese dal novembre 2013 al luglio 2016 e vice direttore generale di ChiantiBanca per complessivi sette anni (con inizio nel dicembre 2007, quando fa il suo ingresso nel mondo di credito cooperativo, poi dal luglio 2016). In precedenza, vanta un lunghissimo percorso professionale nel mondo Abi, dove svolge mansioni apicali in tre banche: Banca Nazionale dell’Agricoltura (dal 1980 al settembre 2000), Banca Antonveneta (ottobre 2000-marzo 2007) e Banca Abn Amro (aprile-novembre 2007). 

 


Prima edizione del premio #ChiantiTesi DAL TERRITORIO

Nell’ambito del Chianti Economic Forum, Ilaria Camiciottoli – membro del Consiglio di Amministrazione di ChiantiBanca – ha presentato la prima edizione del premio #ChiantiTesi, premio di laurea specialistica su temi di interesse per lo sviluppo dell’economia del Chianti.

Gli ambiti tematici delle tesi di laurea specialistica e magistrale sono:

• Internazionalizzione delle PMI
• Politiche pubbliche per la promozione dell’innovazione imprenditoriale
• Politiche pubbliche per la promozione e lo sviluppo del capitale umano
• Analisi di economia o management su distretti industriali, rurali e biodistretti
• Mercato del credito e accesso ai finanziamenti per le PMI
• Strumenti finanziari per l’internazionalizzazione e/o l’innovazione
• Governance dell’innovazione in contesti rurali
La Giuria, presieduta dal professor Cristiano Iacopozzi, presidente ChiantiBanca e docente presso la Scuola di Economia e Management dell’Università di Siena, sarà composta dai seguenti membri:

• Claudio Boido, Dipartimento Studi Aziendali e Giuridici, Università di Siena
• Andrea Ciani, presidente del Chianti Economic Forum e docente di economia presso l’Università degli Studi di Firenze e l’Università di Düsseldorf
• Giorgia Giovannetti, professoressa di Economia presso l’Università degli Studi di Firenze e l’Istituto Universitario Europeo
• Alessandro Petretto, professore Emerito di Economia Pubblica, Università degli Studi di Firenze
• Maurizio Pompella, Dipartimento Studi Aziendali e Giuridici, Università di Siena
• David Rinaldi, Chianti Economic Forum e docente di Governance economica europea all’Università Libera di Bruxelles

Le due migliori tesi di laurea specialistica saranno premiate con un riconoscimento di 2500 euro e 1000 euro.

Saranno considerate le Tesi di Laurea specialistica o magistrale discusse nell’Anno Accademico 2017/2018 e 2018/2019.

E’ possibile presentare la candidatura a info@chiantieconomicforum.org non oltre il 10 maggio 2019, allegando:

1. Copia della tesi (in versione pdf)
2. Presentazione in power point (o similare) della tesi
3. Abstract della tesi (massimo una pagina)
4. Copia del certificato di Laurea e del certificato degli esami sostenuti con relative valutazioni
5. Curriculum Vitae
La tesi – aperta a studenti di ogni ateneo italiano – non deve necessariamente avere come tema l’economia del Chianti, ma affrontare uno dei temi rilevanti per l’economia del Chianti, così come descritti negli ambiti tematici. Saranno considerati elaborati sia in italiano che in inglese.

 

Nella foto: Ilaria Camiciottoli, membro del Consiglio di Amminstrazione ChiantiBanca


ChiantiBanca valorizza il libro su Montespertoli (acqua e territorio) DAL TERRITORIO

“Un libro dal grande valore culturale, storico ed emozionale per il nostro territorio”. Il sindaco di Montespertoli, Giulio Mangani, ha definito così il volume scritto da Paolo Gennai e Andrea Pestelli, “Montespertoli – Acquedotto e territorio (1884-1935)”, Editori dell’Acero, 2018, realizzato con il sostegno di ChiantiBanca, amministrazione comunale e di Acque Spa.

Il libro è stato presentato presso il municipio montespertolese, in una sala consiliare interamente occupata.

In rappresentanza di ChiantiBanca, la consigliera Ilaria Camiciottoli che ha evidenziato come “il lavoro di Gennai e Pestelli rappresenta un’opera che contribuisce a valorizzare e promuovere il territorio”.


Che bella “Empolissima” a tinte ChiantiBanca! DAL TERRITORIO

Un’edizione-boom, centotrentacinque banchi con prodotti di ogni genere, presenze a go-go a testimoniare come Empolissima 2018 – la manifestazione organizzata da Confesercenti e Anva (Associazione nazionale venditori ambulanti) – goda di salute strepitosa. E dove c’è presenza sul territorio e tanta bellezza da mettere in mostra, non poteva mancare ChiantiBanca, con un stand che ha attirato l’attenzione di tantissimi cittadini.

Nella foto: la squadra ChiantiBanca con Paolo Piazzini (capo area Tirreno), Damiano Bonifacio (titolare filiale Empoli), Rossana Mazzini (vice titolare Empoli), Giulia Prosperi, Gessica Cappellini, Giacomo Salvini e Giovanni Venturin


L’area self di ChiantiBanca al servizio della fiera di Scandicci DAL TERRITORIO

La vicinanza con il territorio si misura coi fatti. ChiantiBanca lo dimostra quotidianamente, sette province toscane servite con l’attenzione tipica delle banche di credito cooperativo, la conoscenza “diretta” al servizio di soci e clienti, la valorizzazione delle eccellenze, che sul territorio trovano le fondamenta, come missione aziendale.

La fiera di Scandici – in scena dal 6 al 14 ottobre, www.scandiccifiera.it – ne è stata l’ultima conferma: per visitatori e operatori, peraltro molti dei quali clienti, ChiantiBanca ha messo a disposizione lo sportello automatico multifunzione di piazza della Resistenza – nei pressi della tramvia – aperto 24 ore su 24.

Nell’area Self di ultima generazione è possibile operare prelevamenti, versamenti (contanti e assegni), bonifici, ricariche, pagamenti di F24 e tutto il resto delle operazioni usufruibili nello sportello tradizionale.


Pistoia, ChiantiBanca sponsor unico del Leoncino d’oro (assegnato a Marazzini) DAL TERRITORIO

Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, entra nell’albo d’oro del premio “Leoncino d’oro”, il prestigioso riconoscimento istituito dalla Brigata del Leoncino di Pistoia, giunto alla trentanovesima edizione, che vede fra i vincitori premi Nobel (Renato Dulbecco per la medicina e Abdus Salam per la fisica) e straordinari personaggi come Indro Montanelli, Mauro Bolognini, Franco Zeffirelli, Umberto Veronesi e molti altri ancora.

Dell’edizione 2018 – la premiazione avverrà domenica 21 ottobre nella sala maggiore del comune di Pistoia – ChiantiBanca è sponsor unico.

Nella conferenza stampa in cui è stato annunciato il nome del vincitore, erano presenti il professor Giorgio Petracchi, membro del Consiglio di Amminstrazione ChiantiBanca, Franco Biagioni e Andrea Bolognesi, membri della Brigata del Leoncino, e Giovanna Frosini, segretaria dell’Accademia della Crusca nonché docente dell’università di Siena per stranieri.

Nella foto, da sinistra: Andrea Bolognesi e Andrea Bolognesi (Brigata del Leoncino), Giovanna Frosini (Accademia della Crusca) e Giorgio Petracchi (ChiantiBanca)

 



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