DAL TERRITORIO


ChiantiBanca si mette a correre con PistoiAtletica 1983 DAL TERRITORIO

La notizia è nota da tempo, adesso è avvenuta pure la presentazione in pompa magna alla presenza di moltissimi ragazzi che frequentano la pista del Campo Scuola di Pistoia: dal 2019 la società PistoiAtletica 1983 assume la denominazione del nuovo sponsor ChiantiBanca.

«Per noi è un momento importante – ha spiegato Marco Barbieri, membro del Cda di Chiantibanca –, crediamo molto nello sport e negli ultimi mesi abbiamo investito tempo e risorse nel solco tracciato a suo tempo dalla Banca di Pistoia: vedere l’entusiasmo dei tanti ragazzi che rappresentano la PistoiAtletica 1983 ci riempie di grande orgoglio».

“Per noi inizia un nuovo percorso, sicuramente affascinante e che ci auguriamo possa essere ricco di successi – le parole di Gianluca Fini, presidente di PistoiAtletica 1983 -. Ringraziamo ChiantiBanca per la fiducia che ha riposto nella nostra società”.

Presenti alla serata anche l’assessore allo sport di Pistoia, Gabriele Magni, e il delegato provinciale del Coni, Vittoriana Gariboldi.

 


Plebiscito dei soci di ChiantiBanca: sì allo sbarco in Iccrea DAL TERRITORIO / Primo Piano

L’Assemblea dei Soci di ChiantiBanca, riunitasi oggi in forma straordinaria su tre sedi – Siena la principale, Firenze e Pistoia collegate in videoconferenza –, ha deliberato l’adesione della banca al Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea.

Pressoché unanime il consenso dei soci che si sono espressi sulla proposta di modifica dello Statuto: appena un astenuto su 3.359 voti espressi (1.674 presenti e 1.685 rappresentati per delega; ha votato il 12,45% della compagine sociale).

“Una svolta storica per ChiantiBanca e per tutto il movimento del credito cooperativo – dice il presidente Cristiano Iacopozzi –, l’adesione al Gruppo Nazionale Iccrea ci permetterà di sostenere con ancor più forza e capillarità lo sviluppo e il sostegno del territorio, preservando la storia e i valori che hanno contraddistinto la cooperazione per oltre 100 anni e che la riforma mira a salvaguardare”.

“Non cambierà il nostro modo di fare banca – le parole del direttore generale Mauro Focardi Olmi ¬–, continuando a sostenere concretamente privati e aziende nelle forme e nei modi che da sempre contraddistinguono il credito cooperativo. L’ingresso in un gruppo importante come Iccrea ci permetterà di migliorare ulteriormente il rapporto con soci e clienti, continuando a rappresentare un punto di riferimento strategico in grado di offrire condizioni estremamente competitive sul mercato”.

Il Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea potrà contare sull’adesione di 142 Bcc che operano su 1.738 comuni con una rete di 2.647 filiali, diventando la prima banca locale del Paese, la terza in assoluto come numero di sportelli. Avrà una base sociale di 750mila soci con oltre quattro milioni di clienti, un patrimonio netto di 11,5 miliardi, un attivo di 148 miliardi, impieghi lordi per 93,3 miliardi e una raccolta diretta di 102,4 miliardi.


Con la “Babbo Running” per ChiantiBanca è già Natale DAL TERRITORIO

C’era anche ChiantiBanca – unico sponsor bancario – a festeggiare come merita la “Babbo Running”, cinque chilometri di puro divertimento indossando barba e costume di Babbo Natale, che si è corsa a Firenze con partenza dal piazzale Kennedy alle Cascine.

Sbarcata per la prima volta a Firenze ma evento giunto ormai all’ottava edizione (consecutiva) in altre città italiane, la “Babbo Running” è diventata un autentico e imperdibile street-food che coinvolge persone di tutte le età.

La corsa, che ha beneficiato del patrocinio del Comune di Firenze, ha avuto anche un risvolto sociale, motivo in più per ChiantiBanca di esser presente: il ricavato è stato devoluto in beneficenza alla Fondazione Tommasino Bacciotti.


La riforma / 4 DAL TERRITORIO
autore: Leonardo Rubattu
Direttore Generale Iccrea Banca

 

LA LEGGE 49/2016 e le successive modifiche, la cosiddetta Riforma del Credito Cooperativo, ha comportato l’adesione di un grande numero di Bcc al Gruppo bancario Cooperativo Iccrea. Si tratta indubbiamente di un passaggio epocale nella lunga storia del credito cooperativo che arriva a conclusione di un iter normativo complesso e impegnativo.

Molto, in questi ultimi mesi, è stato scritto e dibattuto sulle conseguenze pratiche che la nascita del Gruppo bancario Cooperativo comporterà per la banca di credito cooperativo e anche sui motivi che hanno spinto il Legislatore ad emanare questa Riforma. Ma l’aspetto che mi preme qui sottolineare, alla vigilia dell’avvio operativo del Gruppo bancario cooperativo Iccrea, è soprattutto quello del nuovo scenario di mercato con cui tutte le banche oggi sono costrette a misurarsi. La Riforma trova le sue ragioni più profonde proprio in una serie di discontinuità che hanno profondamente modificato l’ecosistema tradizionale del mercato bancario.

Discontinuità normative (soprattutto provenienti dal legislatore europeo), tecnologiche – e con riferimento al profilo della clientela anche demografiche! – stanno profondamente cambiando la fisionomia del mercato bancario tradizionale: assistiamo oggi ad una crescita esponenziale di nuovi operatori che, utilizzando la tecnologia e il nuovo contesto normativo, contribuiscono a modificare il modello tradizionale di erogazione dei servizi e dei prodotti finanziari, dei sistemi di pagamento. Determinando un mutamento radicale del rapporto tra la banca e i propri clienti: inviare denaro via chat, applicazioni del nostro smart phone che gestiscono le finanze accedendo ai conti bancari e alle carte di credito, un’ampia scelta rispetto alle modalità di pagamento online, solo per citare qualche esempio.

Credo si  debba partire da queste semplici constatazioni per comprendere l’importanza e il valore che la costituzione del Gruppo bancario cooperativo rivestano per la Bcc: il Gruppo è uno strumento, una leva essenziale per consentire alla banca locale di continuare nella sua missione di sostegno e sviluppo del territorio. In un mondo in cui i concetti stessi di “territorio” e di “prossimità” vanno evolvendosi giorno dopo giorno, se pensiamo ad esempio alla diffusione inarrestabile del commercio on line, sia dal lato della domanda che da quello dell’offerta.

Quale piccolo artigiano, quale impresa famigliare che gestisce un’eccellenza enogastronomica o di design (ebbene sì, l’ossatura della clientela della Bcc!) può pensare di rinunciare al canale web per vendere i propri prodotti? Gli investimenti che il Gruppo Iccrea ha effettuato sul portale di vendite on line Ventis e la partecipazione importante al capitale della App Satispay nel campo dei servizi di pagamento innovativi vanno interpretati proprio in questa direzione.

Ecco l’importanza di un Gruppo bancario cvooperativo che, consolidando il patrimonio del credito cooperativo distribuito su tutto il territorio italiano, si mette al servizio della Bcc per accompagnarla nel suo percorso di  crescita ed adeguamento al nuovo contesto di mercato che ho fin qui cercato di sintetizzare. E’ davvero difficile pensare di poter competere oggi con i grandi gruppi bancari nazionali ed internazionali, di intercettare i nuovi bisogni della nostra clientela attuale e potenziale, senza realizzare quelle economie essenziali a poter effettuare investimenti economici e di know how.

Il Gruppo bancario cooperativo Iccrea è nato anche ma soprattutto per questo: promuovere e consolidare la crescita e la trasformazione della Bcc per competere nel nuovo contesto di mercato. Assecondandone la sua vocazione unica di banca locale e di prossimità. Il nostro Gruppo consolida più di 4 milioni di clienti, è il terzo gruppo bancario per sportelli (2.647 in tutta Italia), una raccolta diretta di 102 miliardi di euro, una base di 750.000 soci. 

Insomma, abbiamo tutto quello che ci serve per conseguire i nostri obiettivi e nonostante ciò saremo chiamati a fare di più. Per diventare, tutti insieme, la Prima Banca Locale del Paese.

Auguri a tutti noi!

 

 

Leonardo Rubattu si è laureato in Economia Aziendale all’Università Bocconi di Milano e si è specializzato presso la Scuola Superiore di Specializzazione per Analisti Finanziari di Parigi. Nel corso della sua carriera ha vantato esperienze significative all’estero, in particolare a Parigi e Londra dove, tra le altre, ha ricoperto posizioni di responsabilità presso Société Générale e Morgan Stanley. In Iccrea Holding dal settembre 2008 con la carica di Direttore Centrale, assumendo la responsabilità della Funzione Mercato, diventandone poi Vice Direttore Generale nel 2009. Il 16 marzo 2011 è stato nominato Direttore Generale di Iccrea Banca. . Dal 1 ottobre 2016, a seguito della fusione fra Iccrea Holding e Iccrea Banca, è direttore generale della Capogruppo Iccrea Banca Spa. Attualmente è consigliere di amministrazione di BCC CreditoConsumo, di Iccrea Banca Impresa, di Hi-MTF e di Satispay.

La riforma / 3 DAL TERRITORIO / Primo Piano
autore: Matteo Spanò
Presidente Federazione Toscana Banche di Credito Cooperativo

 

HA ANCORA SENSO oggi una banca di credito cooperativo?

In un mondo sempre più globalizzato, un mondo dominato dalla velocità, dalla guerra sui prezzi, dalla standardizzazione dell’offerta? Dove la fisicità dei luoghi viene sempre meno, dove siamo costantemente “bombardati” da proposte commerciali?

Personalmente credo di sì! Anzi, penso proprio che, in virtù di questi interrogativi, oggi le Bcc possano avere un ruolo determinante, un compito molto più importante rispetto al passato. Le nostre banche sono e saranno uno strumento essenziale per poter sostenere le nostre comunità, imprese e famiglie.

Questo perché il mondo globalizzato ha tanti pregi ma anche dei difetti: ha la capacità, negativa, di escludere dall’accesso al credito ed ai servizi bancari i più deboli e le fasce meno protette. Infatti la mondializzazione, i ritmi frenetici e la necessità di contenere il prezzo finale del prodotto, richiedono una standardizzazione che spesso porta a non rispondere efficacemente ed efficientemente ai bisogni dei nostri soci e dei nostri clienti.

Non da meno la globalizzazione favorisce l’accentramento della ricchezza in pochi soggetti e in pochi luoghi del mondo. Questo porta, necessariamente, ad un impoverimento dei nostri territori.

Allora le Bcc posso essere un rimedio o quantomeno un supporto per la tenuta delle nostre comunità? A mio avviso la risposta è chiara: le Bcc forse non sono una cura totale, ma un grande sostegno sì! Le nostre banche possono essere un ponte, un modo di abitare gli aspetti positivi delle interconnessioni globali e di vivere al meglio le “unicità” dei contesti locali. Anche per questo bisogna far crescere le nostre Bcc.

Ma la riforma va in questo senso, oppure anch’essa accentra, muovendosi quindi in direzione contraria, penalizzando le particolarità dei territori?

Le Bcc devono mantenere la loro autonomia: è l’unico modo per rispondere ai bisogni descritti. Ma è anche vero che il nostro sistema necessita di una cornice comune per poter affrontare le sfide attuali e future. In particolar modo la necessità di stare insieme per essere più stabili come sistema, evitare problematiche dentro le singole banche – che poi portano il conto da pagare a tutte le consorelle -, avere prodotti e sistemi informatici all’avanguardia, ridurre le dispersioni di costo e sostenere commercialmente le nostre banche.

Perciò – per rispettare le autonomie, ma giocando in un contesto comune – è stato studiato lo strumento del gruppo bancario cooperativo. È uno strumento nuovo e da costruire insieme. Potevano essere fatte scelte diverse, IPS o altri sistemi di garanzia, assetti che avrebbero permesso di avere un sistema di tutela tra le banche. Potevano essere prese decisioni diverse? Certo, ma avrebbero precluso altre opportunità. Avremmo perso infatti opportunità di una collaborazione più stretta e la possibilità di avere servizi più efficaci realizzando investimenti comuni, giovando così di economie di scala.

Un gruppo differente per norma, con almeno tre elementi cardine: differente perché almeno il 60% della proprietà azionaria dovrà essere in mano alle Bcc; differente perché la capogruppo deve essere sottoposta alla vigilanza cooperativa, che verifichi che gli obblighi che la stessa ha verso le Bcc vengano rispettati; differente perché il contratto di coesione che andremo a sottoscrivere prevede impegni della banca verso la capogruppo, ma anche impegni della stessa nei confronti delle Bcc; differente, infine, perché la legge parla chiaramente di un’autonomia di pianificazione strategica e di gestione per le banche che stanno all’interno delle fasce di valutazione migliori.

Basta così? È sufficiente, già tutto a posto? Siamo solo all’inizio, abbiamo visto che la messa a terra della riforma ha creato delle difficoltà e delle tensioni, il progetto è alto e impegnativo. La preoccupazione di molti, in parte corretta, è quella di perdere le autonomie e le competenze all’interno delle banche.

Dobbiamo pensare che a inizio anno partirà il lavoro del gruppo Iccrea, con molte cose già fatte, con altre da fare e da rivedere. Come banche toscane dovremo essere sempre più uniti per avanzare tutte le osservazioni necessarie per evitare i rischi e migliorare gli assetti affinché il gruppo cooperativo bancario svolga il suo compito: essere al servizio delle Bcc.

Proprio così! Il gruppo ha lo scopo di sostenere e aiutare le Bcc a svolgere al meglio il proprio dovere e a rispondere quindi ai bisogni delle comunità. Questo è anche il dettato e la ratio normativa del Parlamento italiano.

Solo così vinceremo la grande sfida di mantenere le Bcc sui nostri territori, a servizio delle nostre comunità, dei nostri imprenditori e delle famiglie, in un assetto in cui il gruppo bancario (che non corrisponde alla capogruppo, è molto di più) garantisca e supporti l’operatività delle Bcc.

Credo che la sfida sia importante. Le Bcc potranno in un mondo globalizzato essere ancora utili e vincenti se avranno un sostegno dal gruppo bancario che le aiuterà ad avere servizi e prodotti efficaci ed efficienti.

Dobbiamo non tradire la nostra identità e al contempo costruire un modello nuovo, che metta sempre le Bcc al centro. Lo potremo fare solo se troveremo il modo adatto di stare insieme, migliorando le normative presenti e organizzandoci adeguatamente. La sfida è partita ed è in mano nostra. Tocca a noi ora giocarla: ChiantiBanca non potrà che essere protagonista, insieme a tutta la Federazione Toscana, di percorsi nuovi.

Partiamo, siamo solo all’inizio!

 

 

Matteo Spanò, fiorentino, è laureato in Economia presso l’Università degli Studi di Firenze. Dal maggio 2011 è presidente della Bcc Pontassieve e da giugno 2016 è presidente della Federazione Toscana Banche di Credito Cooperativo, che conta quattordici Bcc con trecento filiali in tutta la regione. Il 23 novembre 2018 è stato confermato vice presidente di Federcasse, la Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali. 

La riforma / 2 DAL TERRITORIO / Primo Piano
autore: Mauro Focardi Olmi
Direttore Generale ChiantiBanca

 

L’INIZIO DEL 2019 sancirà finalmente la partenza della riforma delle banche di credito cooperativo dopo una complicata e lunga, troppo lunga, fase di preparazione.

Il perché ci fosse bisogno nelle Bcc di una riorganizzazione è molto semplice.

La motivazione è di natura esclusivamente industriale, ed è indispensabile per garantire che il sistema bancario cooperativo rimanga nel tempo una risorsa per i territori!

La crisi finanziaria mondiale, iniziata nel settembre 2008 con il fallimento della banca d’affari americana Lehman Brothers, ha, di fatto, sancito l’inizio di una nuova epoca nel mondo delle banche, poiché le nuove regole introdotte dai Regolatori per renderle più solide hanno generato una diversa impostazione nella gestione degli istituti di credito di tutto il mondo.

E forse non tutti sanno che anche le banche di credito cooperativo devono rispettare le stesse disposizioni di vigilanza internazionali alle quali sottostanno tutte le altre banche.

Queste nuove direttive hanno richiesto anche alle Bcc di dotarsi di organizzazioni complesse che però mal si conciliano con le dimensioni di queste banche. Anche le eventuali necessità di poter accedere con facilità al mercato dei capitali trovano difficoltà a essere soddisfatte per via della forma giuridica statutaria propria delle banche di credito cooperativo.

Alla situazione normativa si devono poi sommare gli effetti che la lunga crisi economica ha causato a tutte le banche italiane, che si sono viste riempire progressivamente gli attivi di un ingentissimo numero di crediti deteriorati che, oltre ad avere pesanti effetti sui conti economici, hanno bisogno di una gestione strutturata per il loro pronto recupero o per l’eventuale cessione.

Non meno importante è la necessità per le Bcc di continuare ad avere prodotti commercialmente competitivi e, per la gestione corrente, di strumenti tecnologicamente avanzati che però sono raggiungibili solo attraverso ingenti investimenti economici, ovviamente non alla portata delle singole banche di credito cooperativo.

Non affrontare queste situazioni lasciando tutto inalterato avrebbe voluto dire esporre il mondo del Credito Cooperativo a un destino incerto e pieno d’insidie, con innegabili ripercussioni negative su soci, clienti e territori, che invece attraverso la costituzione dei Gruppi Bancari saranno gestite e progressivamente risolte.

Ci sono esempi che possono aiutare a meglio comprendere lo scenario esposto.

Per rimanere in campo bancario basti pensare a quello che è accaduto alla stragrande maggioranza delle Casse di Risparmio che, non essendo riuscite a mettere a fattor comune la loro specificità, sono progressivamente scomparse incorporate dalle grandi banche nazionali o addirittura straniere.

Altri esempi, stavolta virtuosi, possiamo trovarli nel commercio dove, per non cedere alla concorrenza della grande distribuzione, alcuni operatori economici si sono consociati tra di loro – vedi piccoli supermercati o negozi di elettrodomestici – ottenendo così la possibilità di acquistare i loro prodotti a prezzi concorrenziali che gli ha permesso di rimanere competitivi sul mercato pur non perdendo la loro caratteristica di vicinanza alla clientela.

Il nascente Gruppo bancario di Iccrea, grazie alle sinergie ricavate dal mettere a fattor comune le risorse e le professionalità di 142 banche, operanti con oltre 2600 sportelli in più di 1700 comuni, porterà investimenti e risparmi di costi sino ad oggi impossibili da realizzare dei cui benefici godranno in primo luogo soci e clienti.

ChiantiBanca, attraverso l’adesione al Gruppo Bancario Iccrea, è pertanto convinta che la sua natura d’istituto al servizio delle comunità verrà rafforzata.

Perciò ben venga la Riforma che permetterà di continuare ad avere banche DEL territorio e non banche NEL territorio!

 

Mauro Focardi Olmi è direttore generale di ChiantiBanca dal 15 giugno 2017. E’ stato direttore generale della Banca Area Pratese dal novembre 2013 al luglio 2016 e vice direttore generale di ChiantiBanca per complessivi sette anni (con inizio nel dicembre 2007, quando fa il suo ingresso nel mondo di credito cooperativo, poi dal luglio 2016). In precedenza, vanta un lunghissimo percorso professionale nel mondo Abi, dove svolge mansioni apicali in tre banche: Banca Nazionale dell’Agricoltura (dal 1980 al settembre 2000), Banca Antonveneta (ottobre 2000-marzo 2007) e Banca Abn Amro (aprile-novembre 2007). 

 


La riforma / 1 DAL TERRITORIO / Primo Piano
autore: Cristiano Iacopozzi
Presidente ChiantiBanca
 

L’ASSETTO NORMALE DELL’ECONOMIA importa che il capitale si associ direttamente e durevolmente al lavoro per i fini della produzione. Sì alte idealità finali, tutt’altro che argomento mortifero per gli istituti cooperativi, formano le ragioni intime della loro fecondità”.

La citazione di Giuseppe Toniolo (tratta da “Per un miglior bene avvenire”, 1895), considerato una delle menti più brillanti che hanno accompagnato la nascita e il primo sviluppo della cooperazione di credito, rappresenta la stella polare che deve guidare le nostre Bcc nel processo di riforma intrapreso nell’ultimo triennio.

Si tratta della terza grande riforma che investe il credito cooperativo, dopo quelle del 1937 e del 1993. Nelle due occasioni di rivisitazione del modello cooperativo, le Casse Rurali e Artigiane prima, e le Bcc poi, sono riuscite a trasformarsi, rilanciando il proprio modello di sviluppo e adattandosi – crescendo, ogni volta – al nuovo contesto normativo ed economico venutosi a creare: anche in questo caso, la sfida da affrontare, e vincere, è proprio quella della salvaguardia e del rafforzamento del modello mutualistico e locale della cooperazione di credito.

Perché è necessaria la riforma che stiamo per affrontare?

Vi sono più ragioni a sostegno del cambiamento che le compagini sociali di ciascuna Bcc saranno chiamate ad approvare nelle prossime assemblee.

In primo luogo, la riforma è funzionale per mettere ancor più al sicuro – oltre a quanto non lo siano già – le Bcc attraverso lo “Schema delle Garanzie Incrociate”: si tratta di uno strumento che, mettendo a fattor comune il patrimonio di tutte le aderenti a un gruppo (nel nostro caso, Iccrea Banca), permetterà – nel rispetto di criteri di trasparenza, equilibrio e sostenibilità – di rendere disponibili strumenti operativi e risorse patrimoniali in soccorso di consorelle in difficoltà (ad esempio: concentrazione dell’operatività in territori e distretti caratterizzati da crisi specifiche, insufficiente patrimonializzazione abbinata a scarsa redditività, sostanziale impossibilità di poter raccogliere capitale sul mercato).

Ciò avverrà attraverso il ricorso a soluzioni preventive evitando, come invece accaduto negli ultimi anni, ingenti e dispendiosi interventi ex post: la soluzione permetterà di individuare, ex ante, potenziali criticità aziendali, agendo a monte e contribuendo al risanamento dei contesti di difficoltà senza correre il rischio di scivolare in pericolosi dissesti finanziari.

Ma non è solo la prevenzione e la gestione del risanamento che spinge alla costituzione del gruppo bancario cooperativo Iccrea: le banche di territorio, come ChiantiBanca, si trovano ad affrontare sfide sempre più impegnative in termini di regolamentazione prudenziale e di evoluzione del mercato di riferimento.

Gli ultimi dieci anni, dal fallimento di Lehman Brothers in poi, hanno visto la proliferazione di una normativa prudenziale a fini di vigilanza, sempre più complessa e articolata, che richiede dimensioni organizzative che spesso le Bcc non sono in grado di affrontare in maniera autonoma.

D’altronde l’innovazione tecnologica e digitale impone, per le nostre banche, modifiche strutturali nelle modalità di offerta e di posizionamento competitivo: è impensabile poter competere in un mercato bancario ove la prestazione dei servizi e l’offerta di prodotti avverrà in maniera completamente diversa dal passato, richiedendo ingenti investimenti informatici e canali di sviluppo diversi dal tradizionale sportello bancario, la cui importanza strategica è stata – spesso – di fatto azzerata dalle ultime evoluzioni bancarie.

Citando il recente intervento del Capo Dipartimento della Vigilanza Banca d’Italia, Carmelo Barbagallo, a Napoli lo scorso 9 ottobre dal titolo “La riforma delle banche di credito cooperativo: presupposti e obiettivi”, “la riforma – dice Barbagallo – ha come obiettivo quello di superare questi limiti – grazie all’ombrello del patrimonio di gruppo e alla natura di società per azioni della capogruppo – senza dar luogo a un cambio di paradigma. La riforma, infatti, non modifica le regole sostanziali a presidio della mutualità e del localismo, ma, al contrario, rimuove gli ostacoli che, nel medio e nel lungo periodo, impedirebbero a molte Bcc di servire il territorio di elezioni in base a un sano criterio di mutualità. Essa pone le basi per preservare la solidità patrimoniale e assicurare una crescita di efficienza senza la quale soci e clienti delle Bcc non potrebbero continuare a essere serviti come lo spirito mutualistico richiede” (vedi intervento completo).

In sintesi, la riforma che siamo chiamati ad approvare – con il cambiamento dello Statuto della nostra ChiantiBanca – altro non significa che CAMBIARE PER CRESCERE per continuare a servire nel modo più efficace e completo i nostri soci e clienti, che restano l’anima delle nostre banche, al pari della professionalità dei dipendenti, altro valore aggiunto su cui puntare per continuare a sostenere che “La nostra Banca è differente”, preservando quei valori che ci hanno contraddistinto per oltre 100 anni e che la riforma mira a salvaguardare.

Il “contratto di coesione” che andremo a sottoscrivere avrà al centro alcuni punti nodali caratterizzanti l’essenza del credito cooperativo: mantenimento dell’operatività prevalente con i soci e limitata al territorio di riferimento, tutela dell’autonomia decisionale nelle Bcc caratterizzate da requisiti di solidità, salvaguardia del ruolo delle singole banche nel controllo della capogruppo – rafforzato dal decreto Milleproroghe dello scorso luglio, che ha innalzato al 60% la quota minima delle Bcc rispetto al capitale della capogruppo – e, infine, il dovere per quest’ultima di un’equa distribuzione alle associate dei vantaggi derivanti dalla sua attività di direzione e coordinamento e della sinergia di gruppo.

 

 

Cristiano Iacopozzi è Presidente ChiantiBanca da maggio 2017. Laurea in Scienze Economiche e Bancarie, è docente di Asset Allocation nella facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Siena. Dal 1993 svolge attività di formazione e di consulenza ed è autore di pubblicazioni nel mondo bancario.

 

 


ChiantiBanca scrive il futuro con l’Assemblea del 16 dicembre DAL TERRITORIO

UN PASSAGGIO FONDAMENTALE, per garantire (ancor più) stabilità e sicurezza a ChiantiBanca ed entrare a far parte di un gruppo – quello di Iccrea Banca – che scriverà un futuro certamente migliore per il mondo di credito cooperativo in generale: domenica 16 dicembre i nostri soci sono chiamati ad approvare le modifiche statutarie e il contratto di coesione previsti dalla riforma del credito cooperativo, svolta epocale per la cooperazione, che permetterà di migliorare la competitività delle nostre banche – in termini di condizioni, servizi, efficienza – mantenendo inalterati i valori che ne hanno da sempre rappresentato un tratto distintivo e di unicità.

Per favorire la partecipazione della compagine sociale, il Consiglio di Amministrazione di ChiantiBanca ha deciso di organizzare l’Assemblea su tre sedi: Siena (presso la nostra filiale di Fontebecci, con la presenza del tavolo presidenziale) e – collegate in videoconferenza –  Firenze (Conference Florentia Hotel, all’uscita autostradale di Firenze Sud) e Pistoia (Hotel Villa Cappugi, via di Collegigliato, raggiungibile anche con navette da piazza Oplà).

L’inizio dell’Assemblea è fissato per le 9.30, al termine è previsto il tradizionale buffet.

Di seguito, vi presentiamo come saranno modificati il Regolamento Elettorale e Assembleare (vedi) e lo Statuto (vedi), che i soci dovranno approvare rispettivamente in seduta ordinaria e in seduta straordinaria.

Da ricordare che la riforma del credito cooperativo stabilisce che ogni Bcc dovrà necessariamente aderire a un Gruppo Bancario Cooperativo (oltre a Iccrea – il più importante con 142 banche affiliate –, Cassa Centrale Banca, con poco meno di 90 Bcc, e Raiffeisen Bank, rappresentativa delle rurali dell’Alto Adige).

Le singole banche rimarranno titolari dei propri patrimoni e manterranno gradi di autonomia gestionale in funzione del livello di rischiosità, nell’ambito degli indirizzi strategici e degli accordi operativi concordati con la capogruppo del Gruppo Bancario Cooperativo, della quale peraltro manterranno il controllo societario detenendone la maggioranza del capitale.


Cambiare senza tradire: i vantaggi per le bcc senza snaturare i valori che le rendono uniche DAL TERRITORIO
autore: Cristiano Iacopozzi
Presidente ChiantiBanca
 

VORREI PARTIRE con un ringraziamento, a Soci e Clienti della nostra banca che, anche nel corso del 2018, ci hanno riservato la loro fiducia: non possiamo non ricordare che, dall’insediamento del nuovo Consiglio di Amministrazione espressione della lista “Fedeltà alla storia ed alla cooperazione”, avvenuto nel maggio dello scorso anno, la base sociale si è ampliata, passando da
26.300 a 27.000 unità (aspetto che fa di ChiantiBanca una delle principali banche di  credito cooperativo a livello nazionale) e che il numero di clienti è a sua volta aumentato, salendo da 105 a 107mila.

Poi una domanda: perché questa newsletter e perché in formato telematico?

Uno dei tanti e positivi elementi distintivi delle nostre bcc (solo per elencarne alcuni: la mutualità prevalente, l’essere banche di territorio, la relazione privilegiata con le comunità locali, l’erogazione di parte dell’utile di bilancio a fini di beneficienza e mutualità, e certamente la lista non è esaustiva delle caratteristiche che sono specifiche del mondo del credito cooperativo) è senza dubbio costituita dalla presenza di un legame differente e speciale con la propria base sociale.

Riteniamo che il rapporto con i propri stakeholder (soci, clienti, famiglie, comunità di territorio) non possa passare solo dall’incontro annuale – l’assemblea per l’approvazione del bilancio – ma richieda una comunicazione più estesa e frequente nel tempo. Per questo, nasce la newsletter ChiantiBanca, la cui finalità, nelle intenzioni del Consiglio di Amministrazione chiamato per tempo a guidare la nostra bcc, è quella di tenere costantemente informati soci, clienti, famiglie, su quella che è l’evoluzione dell’attività sociale.

Proprio per questo motivo, occorre dedicare alcune considerazioni all’imminente riforma del movimento del credito cooperativo che, dal 2019, porterà alla costituzione delle capogruppo nazionali Iccrea Banca e Cassa Centrale Banca, oltre che della capogruppo Raiffesen per le  banche rurali dell’Alto Adige.

A tal proposito, va rilevato come la riforma non snaturi quelli che sono i caratteri tipici e peculiari delle banche di credito cooperativo: secondo le norme di vigilanza (Disposizioni di Vigilanza Banca d’Italia, circolare 285, parte III, capitolo 5) “l’ordinamento disciplina le bcc come intermediari caratterizzati dalla finalità mutualistica e da un’operatività circoscritta ai territori di insediamento. La democraticità di funzionamento dell’organizzazione è assicurata dai limiti di partecipazione del socio e dal principio del voto capitario. La finalità lucrativa è esclusa dai limiti rigorosi alla distribuzione di utili e dal principio di indivisibilità del patrimonio”.

L’imminente riforma, che porterà ChiantiBanca ad affiliarsi al Gruppo Bancario Cooperativo (GBC) promosso da Iccrea Banca, di gran lunga il più numeroso a livello nazionale, manterrà intatta la ragion d’essere tipica delle bcc, ben indicata nei loro Statuti, che subiranno solo piccole modifiche che non ne stravolgeranno gli elementi fondativi, a cominciare dal principio della cooperazione mutualistica e della finalità a contribuire a generare il bene comune, inteso come progresso inclusivo.

In tale direzione si è mosso anche il recente intervento normativo dello scorso luglio, che ha apportato alcune modifiche all’impianto della riforma varata a suo tempo con la legge n.49/2016. Spicca in primo luogo l’affermazione, nel nuovo testo legislativo, secondo cui le capogruppo, nello svolgimento della loro azione di controllo, coordinamento e direzione, debbano agire non solo nel rispetto delle finalità mutualistiche, ma anche del carattere localistico delle banche di credito cooperativo.

Viene poi previsto un apposito processo di consultazione delle BCC aderenti al Gruppo da parte delle capogruppo, con la finalità di definire strategie, politiche commerciali, raccolta del risparmio ed erogazione del credito, nonché riguardo al perseguimento delle finalità mutualistiche.

Infine, oltre a rafforzare i presidi di autonomia per le bcc collocate nelle classi di rischio migliori, si innalza al 60% la quota di capitale minimo di ogni singola capogruppo che dovrà essere detenuto dalle bcc appartenenti a quel gruppo (limite derogabile con decreto della Presidenza del Consiglio, solo per motivi legati alla necessità di preservare la stabilità bancaria).

In sintesi, CAMBIARE SENZA TRADIRE può rappresentare un’efficace sintesi per descrivere la riforma che farà entrare ChiantiBanca a far parte del GBC: potremo beneficiare dei vantaggi legati all’istituzione dello “Schema di Garanzie Incrociate” che permetteranno alle singole bcc di mettere in sicurezza i risparmi della propria clientela, senza perdere quello che è il carattere mutualistico e localistico e l’attenzione ai bisogni dei territori e delle comunità, che da sempre caratterizzano la nostra banca e l’intero mondo del credito cooperativo.

 

Cristiano Iacopozzi è Presidente ChiantiBanca da maggio 2017. Laurea in Scienze Economiche e Bancarie, è docente di Asset Allocation nella facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Siena. Dal 1993 svolge attività di formazione e di consulenza ed è autore di pubblicazioni nel mondo bancario.

 

 


Vinceremo la nuova sfida: le banche locali si imporranno anche sul mercato globale DAL TERRITORIO
autore: Roberto Frosini
Direttore FTBCC

 

PARTIAMO DA UN PUNTO FERMO: anche con la Riforma dell’aprile 2016, che si appresta ad essere definitivamente attuata con la partenza del Gruppo Bancario Cooperativo, le bcc manterranno la loro autonomia giuridica e la forma societaria di cooperative a mutualità prevalente, ispirate quindi al principio “una testa, un voto” e regolate da limiti alla distribuzione di dividendi e alla divisibilità delle riserve.

Le bcc continueranno perciò a rappresentare nel nostro Paese l’unica tipologia di banche con queste peculiari caratteristiche, ossia di fatto l’unica alternativa concreta all’impresa bancaria capitalistica fondata sullo scopo di lucro. È la cosiddetta “biodiversità” del credito cooperativo, che ne sostanzia l’identità e la ragion d’essere.

Questa è la premessa, per così dire “ideologica”, affinché le bcc possano conservare il loro ruolo storico di “banca locale”, ovvero quello di banche vicine alle famiglie e alle piccole imprese di un territorio e della comunità che su di esso vive e lavora.

La banca locale è quella che non disperde valore dal luogo in cui opera, perché reinveste su quel territorio le risorse finanziarie che esso produce sotto forma di risparmi; è la banca, quindi, che non fa scelte di convenienza, ad esempio quella di investire laddove esistano le migliori condizioni di mercato, ma fa le scelte che sono funzionali alla crescita della comunità di cui è espressione, perché nasce, cresce, vive e si sviluppa con quella comunità.

Ma, nell’era della globalizzazione, dove capitali e imprese si spostano e si organizzano su dimensioni di vasta scala, ci sarà ancora bisogno di banche di comunità che fanno della relazione diretta con il cliente ed il socio il loro plusvalore imprenditoriale?

La nostra risposta non solo è SI’, ma addirittura ANCORA DI PIU’, perché nella competizione globale che supera i confini statuali, sono i singoli territori ad essere i protagonisti della competizione, con le loro intelligenze, capacità e istituzioni, a cominciare da quelle di tipo bancario. Certo è che questa competizione tra soggetti locali nell’arena senza confini della dimensione globale determina la necessità di procurarsi gli strumenti per combattere ad armi pari e consentire quindi al proprio territorio di non rimanere ai margini dei processi di sviluppo e di creazione di valore che si sviluppano su scala planetaria.

In questo senso, la Capogruppo prevista dalla Riforma ha un compito fondamentale, ovvero quello di valorizzare ulteriormente le caratteristiche delle bcc come banche locali tramite la messa a disposizione di prodotti e servizi che sono normalmente disponibili sul mercato globale. Le bcc, pur conservando radici fortemente ancorate alla tradizione, saranno quindi al contempo perfettamente in grado di servire la loro clientela con un catalogo di offerta adeguato alle esigenze dettate dall’incalzante modernità.

Tradizione e innovazione, questi sono i due capisaldi rispetto ai quali la banca locale è chiamata a confrontarsi e sui quali legittimerà in futuro la sua funzione. L’appartenenza al Gruppo Bancario Cooperativo è, in definitiva, la condizione con la quale realizzare questo mix virtuoso di tradizione e innovazione.

Siamo di fronte a una nuova sfida per le bcc: quella di rimanere banche locali guardando al mercato globale e, come tutte le sfide che il credito cooperativo ha affrontato nei 130 anni della sua storia, sarà affrontata e vinta.

 

Roberto Frosini, pistoiese, è direttore generale della Federazione Toscana banche di credito cooperativo, l’associazione di categoria del credito regionale, che riunisce oggi 14 bcc con quasi 300 sportelli. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Firenze con una tesi sui mercati finanziari internazionali, entra – dopo 2 anni di insegnamento – nelle strutture della Federazione Toscana Casse Rurali ed Artigiane nel 1989. Dal 2016 è presidente di IRPET, l’Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana.

 



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