Primo Piano


Plebiscito dei soci di ChiantiBanca: sì allo sbarco in Iccrea DAL TERRITORIO / Primo Piano

L’Assemblea dei Soci di ChiantiBanca, riunitasi oggi in forma straordinaria su tre sedi – Siena la principale, Firenze e Pistoia collegate in videoconferenza –, ha deliberato l’adesione della banca al Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea.

Pressoché unanime il consenso dei soci che si sono espressi sulla proposta di modifica dello Statuto: appena un astenuto su 3.359 voti espressi (1.674 presenti e 1.685 rappresentati per delega; ha votato il 12,45% della compagine sociale).

“Una svolta storica per ChiantiBanca e per tutto il movimento del credito cooperativo – dice il presidente Cristiano Iacopozzi –, l’adesione al Gruppo Nazionale Iccrea ci permetterà di sostenere con ancor più forza e capillarità lo sviluppo e il sostegno del territorio, preservando la storia e i valori che hanno contraddistinto la cooperazione per oltre 100 anni e che la riforma mira a salvaguardare”.

“Non cambierà il nostro modo di fare banca – le parole del direttore generale Mauro Focardi Olmi ¬–, continuando a sostenere concretamente privati e aziende nelle forme e nei modi che da sempre contraddistinguono il credito cooperativo. L’ingresso in un gruppo importante come Iccrea ci permetterà di migliorare ulteriormente il rapporto con soci e clienti, continuando a rappresentare un punto di riferimento strategico in grado di offrire condizioni estremamente competitive sul mercato”.

Il Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea potrà contare sull’adesione di 142 Bcc che operano su 1.738 comuni con una rete di 2.647 filiali, diventando la prima banca locale del Paese, la terza in assoluto come numero di sportelli. Avrà una base sociale di 750mila soci con oltre quattro milioni di clienti, un patrimonio netto di 11,5 miliardi, un attivo di 148 miliardi, impieghi lordi per 93,3 miliardi e una raccolta diretta di 102,4 miliardi.


La riforma / 3 DAL TERRITORIO / Primo Piano
autore: Matteo Spanò
Presidente Federazione Toscana Banche di Credito Cooperativo

 

HA ANCORA SENSO oggi una banca di credito cooperativo?

In un mondo sempre più globalizzato, un mondo dominato dalla velocità, dalla guerra sui prezzi, dalla standardizzazione dell’offerta? Dove la fisicità dei luoghi viene sempre meno, dove siamo costantemente “bombardati” da proposte commerciali?

Personalmente credo di sì! Anzi, penso proprio che, in virtù di questi interrogativi, oggi le Bcc possano avere un ruolo determinante, un compito molto più importante rispetto al passato. Le nostre banche sono e saranno uno strumento essenziale per poter sostenere le nostre comunità, imprese e famiglie.

Questo perché il mondo globalizzato ha tanti pregi ma anche dei difetti: ha la capacità, negativa, di escludere dall’accesso al credito ed ai servizi bancari i più deboli e le fasce meno protette. Infatti la mondializzazione, i ritmi frenetici e la necessità di contenere il prezzo finale del prodotto, richiedono una standardizzazione che spesso porta a non rispondere efficacemente ed efficientemente ai bisogni dei nostri soci e dei nostri clienti.

Non da meno la globalizzazione favorisce l’accentramento della ricchezza in pochi soggetti e in pochi luoghi del mondo. Questo porta, necessariamente, ad un impoverimento dei nostri territori.

Allora le Bcc posso essere un rimedio o quantomeno un supporto per la tenuta delle nostre comunità? A mio avviso la risposta è chiara: le Bcc forse non sono una cura totale, ma un grande sostegno sì! Le nostre banche possono essere un ponte, un modo di abitare gli aspetti positivi delle interconnessioni globali e di vivere al meglio le “unicità” dei contesti locali. Anche per questo bisogna far crescere le nostre Bcc.

Ma la riforma va in questo senso, oppure anch’essa accentra, muovendosi quindi in direzione contraria, penalizzando le particolarità dei territori?

Le Bcc devono mantenere la loro autonomia: è l’unico modo per rispondere ai bisogni descritti. Ma è anche vero che il nostro sistema necessita di una cornice comune per poter affrontare le sfide attuali e future. In particolar modo la necessità di stare insieme per essere più stabili come sistema, evitare problematiche dentro le singole banche – che poi portano il conto da pagare a tutte le consorelle -, avere prodotti e sistemi informatici all’avanguardia, ridurre le dispersioni di costo e sostenere commercialmente le nostre banche.

Perciò – per rispettare le autonomie, ma giocando in un contesto comune – è stato studiato lo strumento del gruppo bancario cooperativo. È uno strumento nuovo e da costruire insieme. Potevano essere fatte scelte diverse, IPS o altri sistemi di garanzia, assetti che avrebbero permesso di avere un sistema di tutela tra le banche. Potevano essere prese decisioni diverse? Certo, ma avrebbero precluso altre opportunità. Avremmo perso infatti opportunità di una collaborazione più stretta e la possibilità di avere servizi più efficaci realizzando investimenti comuni, giovando così di economie di scala.

Un gruppo differente per norma, con almeno tre elementi cardine: differente perché almeno il 60% della proprietà azionaria dovrà essere in mano alle Bcc; differente perché la capogruppo deve essere sottoposta alla vigilanza cooperativa, che verifichi che gli obblighi che la stessa ha verso le Bcc vengano rispettati; differente perché il contratto di coesione che andremo a sottoscrivere prevede impegni della banca verso la capogruppo, ma anche impegni della stessa nei confronti delle Bcc; differente, infine, perché la legge parla chiaramente di un’autonomia di pianificazione strategica e di gestione per le banche che stanno all’interno delle fasce di valutazione migliori.

Basta così? È sufficiente, già tutto a posto? Siamo solo all’inizio, abbiamo visto che la messa a terra della riforma ha creato delle difficoltà e delle tensioni, il progetto è alto e impegnativo. La preoccupazione di molti, in parte corretta, è quella di perdere le autonomie e le competenze all’interno delle banche.

Dobbiamo pensare che a inizio anno partirà il lavoro del gruppo Iccrea, con molte cose già fatte, con altre da fare e da rivedere. Come banche toscane dovremo essere sempre più uniti per avanzare tutte le osservazioni necessarie per evitare i rischi e migliorare gli assetti affinché il gruppo cooperativo bancario svolga il suo compito: essere al servizio delle Bcc.

Proprio così! Il gruppo ha lo scopo di sostenere e aiutare le Bcc a svolgere al meglio il proprio dovere e a rispondere quindi ai bisogni delle comunità. Questo è anche il dettato e la ratio normativa del Parlamento italiano.

Solo così vinceremo la grande sfida di mantenere le Bcc sui nostri territori, a servizio delle nostre comunità, dei nostri imprenditori e delle famiglie, in un assetto in cui il gruppo bancario (che non corrisponde alla capogruppo, è molto di più) garantisca e supporti l’operatività delle Bcc.

Credo che la sfida sia importante. Le Bcc potranno in un mondo globalizzato essere ancora utili e vincenti se avranno un sostegno dal gruppo bancario che le aiuterà ad avere servizi e prodotti efficaci ed efficienti.

Dobbiamo non tradire la nostra identità e al contempo costruire un modello nuovo, che metta sempre le Bcc al centro. Lo potremo fare solo se troveremo il modo adatto di stare insieme, migliorando le normative presenti e organizzandoci adeguatamente. La sfida è partita ed è in mano nostra. Tocca a noi ora giocarla: ChiantiBanca non potrà che essere protagonista, insieme a tutta la Federazione Toscana, di percorsi nuovi.

Partiamo, siamo solo all’inizio!

 

 

Matteo Spanò, fiorentino, è laureato in Economia presso l’Università degli Studi di Firenze. Dal maggio 2011 è presidente della Bcc Pontassieve e da giugno 2016 è presidente della Federazione Toscana Banche di Credito Cooperativo, che conta quattordici Bcc con trecento filiali in tutta la regione. Il 23 novembre 2018 è stato confermato vice presidente di Federcasse, la Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali. 

La riforma / 2 DAL TERRITORIO / Primo Piano
autore: Mauro Focardi Olmi
Direttore Generale ChiantiBanca

 

L’INIZIO DEL 2019 sancirà finalmente la partenza della riforma delle banche di credito cooperativo dopo una complicata e lunga, troppo lunga, fase di preparazione.

Il perché ci fosse bisogno nelle Bcc di una riorganizzazione è molto semplice.

La motivazione è di natura esclusivamente industriale, ed è indispensabile per garantire che il sistema bancario cooperativo rimanga nel tempo una risorsa per i territori!

La crisi finanziaria mondiale, iniziata nel settembre 2008 con il fallimento della banca d’affari americana Lehman Brothers, ha, di fatto, sancito l’inizio di una nuova epoca nel mondo delle banche, poiché le nuove regole introdotte dai Regolatori per renderle più solide hanno generato una diversa impostazione nella gestione degli istituti di credito di tutto il mondo.

E forse non tutti sanno che anche le banche di credito cooperativo devono rispettare le stesse disposizioni di vigilanza internazionali alle quali sottostanno tutte le altre banche.

Queste nuove direttive hanno richiesto anche alle Bcc di dotarsi di organizzazioni complesse che però mal si conciliano con le dimensioni di queste banche. Anche le eventuali necessità di poter accedere con facilità al mercato dei capitali trovano difficoltà a essere soddisfatte per via della forma giuridica statutaria propria delle banche di credito cooperativo.

Alla situazione normativa si devono poi sommare gli effetti che la lunga crisi economica ha causato a tutte le banche italiane, che si sono viste riempire progressivamente gli attivi di un ingentissimo numero di crediti deteriorati che, oltre ad avere pesanti effetti sui conti economici, hanno bisogno di una gestione strutturata per il loro pronto recupero o per l’eventuale cessione.

Non meno importante è la necessità per le Bcc di continuare ad avere prodotti commercialmente competitivi e, per la gestione corrente, di strumenti tecnologicamente avanzati che però sono raggiungibili solo attraverso ingenti investimenti economici, ovviamente non alla portata delle singole banche di credito cooperativo.

Non affrontare queste situazioni lasciando tutto inalterato avrebbe voluto dire esporre il mondo del Credito Cooperativo a un destino incerto e pieno d’insidie, con innegabili ripercussioni negative su soci, clienti e territori, che invece attraverso la costituzione dei Gruppi Bancari saranno gestite e progressivamente risolte.

Ci sono esempi che possono aiutare a meglio comprendere lo scenario esposto.

Per rimanere in campo bancario basti pensare a quello che è accaduto alla stragrande maggioranza delle Casse di Risparmio che, non essendo riuscite a mettere a fattor comune la loro specificità, sono progressivamente scomparse incorporate dalle grandi banche nazionali o addirittura straniere.

Altri esempi, stavolta virtuosi, possiamo trovarli nel commercio dove, per non cedere alla concorrenza della grande distribuzione, alcuni operatori economici si sono consociati tra di loro – vedi piccoli supermercati o negozi di elettrodomestici – ottenendo così la possibilità di acquistare i loro prodotti a prezzi concorrenziali che gli ha permesso di rimanere competitivi sul mercato pur non perdendo la loro caratteristica di vicinanza alla clientela.

Il nascente Gruppo bancario di Iccrea, grazie alle sinergie ricavate dal mettere a fattor comune le risorse e le professionalità di 142 banche, operanti con oltre 2600 sportelli in più di 1700 comuni, porterà investimenti e risparmi di costi sino ad oggi impossibili da realizzare dei cui benefici godranno in primo luogo soci e clienti.

ChiantiBanca, attraverso l’adesione al Gruppo Bancario Iccrea, è pertanto convinta che la sua natura d’istituto al servizio delle comunità verrà rafforzata.

Perciò ben venga la Riforma che permetterà di continuare ad avere banche DEL territorio e non banche NEL territorio!

 

Mauro Focardi Olmi è direttore generale di ChiantiBanca dal 15 giugno 2017. E’ stato direttore generale della Banca Area Pratese dal novembre 2013 al luglio 2016 e vice direttore generale di ChiantiBanca per complessivi sette anni (con inizio nel dicembre 2007, quando fa il suo ingresso nel mondo di credito cooperativo, poi dal luglio 2016). In precedenza, vanta un lunghissimo percorso professionale nel mondo Abi, dove svolge mansioni apicali in tre banche: Banca Nazionale dell’Agricoltura (dal 1980 al settembre 2000), Banca Antonveneta (ottobre 2000-marzo 2007) e Banca Abn Amro (aprile-novembre 2007). 

 


La riforma / 1 DAL TERRITORIO / Primo Piano
autore: Cristiano Iacopozzi
Presidente ChiantiBanca
 

L’ASSETTO NORMALE DELL’ECONOMIA importa che il capitale si associ direttamente e durevolmente al lavoro per i fini della produzione. Sì alte idealità finali, tutt’altro che argomento mortifero per gli istituti cooperativi, formano le ragioni intime della loro fecondità”.

La citazione di Giuseppe Toniolo (tratta da “Per un miglior bene avvenire”, 1895), considerato una delle menti più brillanti che hanno accompagnato la nascita e il primo sviluppo della cooperazione di credito, rappresenta la stella polare che deve guidare le nostre Bcc nel processo di riforma intrapreso nell’ultimo triennio.

Si tratta della terza grande riforma che investe il credito cooperativo, dopo quelle del 1937 e del 1993. Nelle due occasioni di rivisitazione del modello cooperativo, le Casse Rurali e Artigiane prima, e le Bcc poi, sono riuscite a trasformarsi, rilanciando il proprio modello di sviluppo e adattandosi – crescendo, ogni volta – al nuovo contesto normativo ed economico venutosi a creare: anche in questo caso, la sfida da affrontare, e vincere, è proprio quella della salvaguardia e del rafforzamento del modello mutualistico e locale della cooperazione di credito.

Perché è necessaria la riforma che stiamo per affrontare?

Vi sono più ragioni a sostegno del cambiamento che le compagini sociali di ciascuna Bcc saranno chiamate ad approvare nelle prossime assemblee.

In primo luogo, la riforma è funzionale per mettere ancor più al sicuro – oltre a quanto non lo siano già – le Bcc attraverso lo “Schema delle Garanzie Incrociate”: si tratta di uno strumento che, mettendo a fattor comune il patrimonio di tutte le aderenti a un gruppo (nel nostro caso, Iccrea Banca), permetterà – nel rispetto di criteri di trasparenza, equilibrio e sostenibilità – di rendere disponibili strumenti operativi e risorse patrimoniali in soccorso di consorelle in difficoltà (ad esempio: concentrazione dell’operatività in territori e distretti caratterizzati da crisi specifiche, insufficiente patrimonializzazione abbinata a scarsa redditività, sostanziale impossibilità di poter raccogliere capitale sul mercato).

Ciò avverrà attraverso il ricorso a soluzioni preventive evitando, come invece accaduto negli ultimi anni, ingenti e dispendiosi interventi ex post: la soluzione permetterà di individuare, ex ante, potenziali criticità aziendali, agendo a monte e contribuendo al risanamento dei contesti di difficoltà senza correre il rischio di scivolare in pericolosi dissesti finanziari.

Ma non è solo la prevenzione e la gestione del risanamento che spinge alla costituzione del gruppo bancario cooperativo Iccrea: le banche di territorio, come ChiantiBanca, si trovano ad affrontare sfide sempre più impegnative in termini di regolamentazione prudenziale e di evoluzione del mercato di riferimento.

Gli ultimi dieci anni, dal fallimento di Lehman Brothers in poi, hanno visto la proliferazione di una normativa prudenziale a fini di vigilanza, sempre più complessa e articolata, che richiede dimensioni organizzative che spesso le Bcc non sono in grado di affrontare in maniera autonoma.

D’altronde l’innovazione tecnologica e digitale impone, per le nostre banche, modifiche strutturali nelle modalità di offerta e di posizionamento competitivo: è impensabile poter competere in un mercato bancario ove la prestazione dei servizi e l’offerta di prodotti avverrà in maniera completamente diversa dal passato, richiedendo ingenti investimenti informatici e canali di sviluppo diversi dal tradizionale sportello bancario, la cui importanza strategica è stata – spesso – di fatto azzerata dalle ultime evoluzioni bancarie.

Citando il recente intervento del Capo Dipartimento della Vigilanza Banca d’Italia, Carmelo Barbagallo, a Napoli lo scorso 9 ottobre dal titolo “La riforma delle banche di credito cooperativo: presupposti e obiettivi”, “la riforma – dice Barbagallo – ha come obiettivo quello di superare questi limiti – grazie all’ombrello del patrimonio di gruppo e alla natura di società per azioni della capogruppo – senza dar luogo a un cambio di paradigma. La riforma, infatti, non modifica le regole sostanziali a presidio della mutualità e del localismo, ma, al contrario, rimuove gli ostacoli che, nel medio e nel lungo periodo, impedirebbero a molte Bcc di servire il territorio di elezioni in base a un sano criterio di mutualità. Essa pone le basi per preservare la solidità patrimoniale e assicurare una crescita di efficienza senza la quale soci e clienti delle Bcc non potrebbero continuare a essere serviti come lo spirito mutualistico richiede” (vedi intervento completo).

In sintesi, la riforma che siamo chiamati ad approvare – con il cambiamento dello Statuto della nostra ChiantiBanca – altro non significa che CAMBIARE PER CRESCERE per continuare a servire nel modo più efficace e completo i nostri soci e clienti, che restano l’anima delle nostre banche, al pari della professionalità dei dipendenti, altro valore aggiunto su cui puntare per continuare a sostenere che “La nostra Banca è differente”, preservando quei valori che ci hanno contraddistinto per oltre 100 anni e che la riforma mira a salvaguardare.

Il “contratto di coesione” che andremo a sottoscrivere avrà al centro alcuni punti nodali caratterizzanti l’essenza del credito cooperativo: mantenimento dell’operatività prevalente con i soci e limitata al territorio di riferimento, tutela dell’autonomia decisionale nelle Bcc caratterizzate da requisiti di solidità, salvaguardia del ruolo delle singole banche nel controllo della capogruppo – rafforzato dal decreto Milleproroghe dello scorso luglio, che ha innalzato al 60% la quota minima delle Bcc rispetto al capitale della capogruppo – e, infine, il dovere per quest’ultima di un’equa distribuzione alle associate dei vantaggi derivanti dalla sua attività di direzione e coordinamento e della sinergia di gruppo.

 

 

Cristiano Iacopozzi è Presidente ChiantiBanca da maggio 2017. Laurea in Scienze Economiche e Bancarie, è docente di Asset Allocation nella facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Siena. Dal 1993 svolge attività di formazione e di consulenza ed è autore di pubblicazioni nel mondo bancario.

 

 


Rinnovata la filiale di Tavarnelle: il taglio del nastro Primo Piano

Lavori a tempo di record (poco più di due mesi) e, durante il cantiere, massima attenzione a soci e clienti con l’installazione (per la prima volta nel Chianti) di una sede mobile.

Martedì 5 maggio si è inaugurata, in via Palazzuolo a Tavarnelle, la rinnovatissima filiale di ChiantiBanca, realizzata secondo il moderno “concept” scelto dalla banca per i suoi sportelli.

Che si sviluppa secondo una nuova concezione che punta a valorizzare i servizi di consulenza e di relazione con il cliente, ed a semplificare e velocizzare le normali operazioni di prelievo e versamento.

Un mix di nuova tecnologia, attenzione alle esigenze del cliente, comfort. In uno spazio aperto, trasparente, che ricorda più un luogo di incontro e di intrattenimento che non una tradizionale filiale bancaria.

Già attiva da alcuni giorni, la rinnovata sede ha accolto soci e clienti per un brindisi augurale e per mostrare il nuovo volto.

Al taglio del nastro, che ha fatto seguito alla benedizione dei locali eseguita dal parroco della chiesa di Santa Lucia al Borghetto don Franco Del Grosso, il sindaco di Tavarnelle David Baroncelli, il comandante della Stazione dei carabinieri Giuseppe Cantarero e i vertici di ChiantiBanca: il presidente Claudio Corsi, il vicepresidente vicario Stefano Mecocci, il direttore generale Andrea Bianchi.

Venerdì 8 maggio alle 18.30 secondo taglio del nastro in un’altra importantissima filiale, quella di Fontebecci (Siena): interamente rinnovata secondo gli stessi concetti, per un’idea di banca che guarda con entusiasmo al presente e al futuro.

 


“ChiantiBanca Diretta”: un home banking tutto nuovo Primo Piano

Un home banking tutto nuovo. Si chiama “ChiantiBanca Diretta” ed è la piattaforma di banca virtuale esclusiva per i clienti ChiantiBanca, che sarà a disposizione a breve.

Prevede un home banking evoluto e più funzionale, assieme ad un negozio online dove presto sarà possibile acquistare carte di credito, richiedere prestiti e mutui nonché prenotare obbligazioni.

Completano il quadro una veste grafica totalmente rinnovata, un menù intuitivo ed una navigazione semplice, oltre alla possibilità di personalizzare la home page scegliendo le informazioni alle quali desideri dare maggiore visibilità (saldi, movimenti, finanziamenti, mutui…) assegnando a ciascuna il colore che preferisci.

CHIANTIBANCA DIRETTA E’ ANCHE IN VERSIONE APP

Nuovo home banking e nuova App, anche questa con colori ed informazioni personalizzabili. La grafica completamente rivista fa sì che l’utilizzo dell’applicazione sia ancora più piacevole seguendo il principio della chiarezza e dell’immediatezza.

Unico smartphone, più utenze: dallo stesso dispositivo si potranno consultare il conto corrente di due o più profili riconoscendoli tramite l’icona che si sarà personalizzato in fase di attivazione.

Per avere un panorama completo della tua posizione finanziaria ora si avrà la possibilità di visualizzare anche i dati del tuo dossier titoli e del tuo mutuo.


Bilancio 2014, utile a 7,7 milioni. Cresce il patrimonio netto Primo Piano

Un utile netto di 7,7 milioni di euro, in crescita del 25,6% rispetto al 2013. Dato, questo, che costituisce il 35% della redditività netta consolidata del gruppo delle 27 Bcc toscane.

E’ questo uno degli elementi principali relativo ai risultati di bilancio di ChiantiBanca per l’esercizio 2014. Il documento, nel suo insieme, sarà sottoposto all’approvazione dell’assemblea dei soci nella giornata del 10 maggio prossimo.

Un bilancio, che si chiude con risultati complessivamente molto buoni, nonostante le difficoltà generate dal proseguimento della fase recessiva del ciclo economico.

Il 2014, a livello di ulteriori dati, ha segnato la prosecuzione della crescita degli aggregati patrimoniali della Banca, con tassi di sviluppo superiori a quelli medi delle BCC toscane e – più in generale – del sistema bancario.

La raccolta diretta da clientela ha raggiunto i 1.956 milioni di euro, con una crescita del 5,5% rispetto al 2013, mentre gli impieghi a clientela hanno raggiunto i 1.591 milioni di euro, con un incremento di 2,1 punti percentuali nei confronti dell’anno precedente.

Il nuovo credito erogato nel corso del 2014 è stato di 130 milioni, interessando in modo sostanzialmente equilibrato famiglie e piccole e medie imprese dei territori sui quali la Banca opera. Il rapporto sofferenze nette / impieghi è pari al 4,7%, contenuto ed in linea alle medie di sistema.

L’espansione della Banca è proseguita in modo costante anche nel corso del 2014, andando ad interessare – oltre alle aree storiche del Chianti, di Siena e di Firenze – anche tutte le zone (Campi Bisenzio e la Piana fiorentina) dove ChiantiBanca opera da tempi più recenti.  Nonostante il livello dei tassi d’interesse di mercato eccezionalmente bassi – diretta conseguenza della politica monetaria espansiva della BCE – ChiantiBanca ha incrementato i propri margini reddituali grazie, oltre al supporto della gestione finanziaria della Tesoreria , alla crescita delle commissioni nette (+6,6%), pari a 18,9 milioni.

Il risultato di queste ultime è – anche – conseguenza della crescita del numero dei clienti di ChiantiBanca: quasi 66mila a fine 2014, per un numero di soci che sfiora quota 14mila.

Complessivamente il margine di interesse ammonta a 38 milioni, mentre il margine d’intermediazione evidenzia un incremento del 4,8%, superando gli 80 milioni. Nel corso del 2014 ChiantiBanca ha poi posto particolare attenzione anche alla ricerca di una maggiore produttività ed efficienza (il cost income si attesta al 49,8%).

I costi operativi, pari a 39,9 milioni, includono una componente straordinaria rilevante (pari a 4,2 milioni) e relativa a 17 casistiche d’incentivi all’esodo, che si sono conclusi proprio nel corso del 2014. Il battente di costo, proiettato negli esercizi successivi, risulta quindi in sensibile riduzione.

Nonostante la persistenza della grave crisi che sta interessando il sistema economico e le conseguenti difficoltà nella capacità di rimborso da parte dei debitori, il bilancio 2014 di ChiantiBanca mostra un quadro di estreme certezze anche per quanto riguarda alcune rettifiche su crediti, non relative a perdite già conseguite, bensì di svalutazioni prudenziali effettuate secondo valutazioni stringenti condivise con l’Organo di Vigilanza.

Il quale ha effettuato una visita ispettiva a ChiantiBanca, conclusa nel mese di gennaio 2014. La crescita del patrimonio netto (227 milioni, +9,8 milioni e +4,5% rispetto al 2013) ha consentito a ChiantiBanca di rispettare i nuovi e più stringenti requisiti richiesti da Basilea 3 (il capitale libero al netto della Riserva di Conservazione del Capitale supera i 57 milioni ).

Infine il dato relativo al Common Equity Tier 1 ratio, che rappresenta l’elemento in grado di dare la misura della solidità della Banca: al 31 dicembre 2014 si è attestato al 14,8%, ampiamente superiore al limite minimo – 10,5% -ed in crescita rispetto al dato 2013 (13,8%).

In questo contesto, il bilancio 2014 di ChiantiBanca conferma anche l’eccellente profilo di liquidità, con il Liquidity Coverage Ratio ed il Net Stable Funding Ratio entrambi superiori al 100%.

 

CHIANTIBANCA: “MULTI-TERRITORIALE” & “MULTI-CANALE”

Multi-territoriale e multi-canale, queste le due dimensioni evolutive cui guarda ChiantiBanca, la prima indispensabile a mantenere il primato della “territorialità”, l’altra necessaria a mantenere il primato nella capacità di relazione interpersonale. Un duplice paradosso, ma solo in apparenza.

“Multi-territoriale” è una banca che realizza la vocazione localistica su una scala dimensionale adeguata ai tempi ed alle esigenze del mercato, in grado di unire localismi e territori vicini (multi-territoriale), superare egoismi senza futuro, parlare al cuore produttivo di una regione come la Toscana, che sempre più ha bisogno di nuovi interlocutori bancari solidi e credibili per rilanciare l’economia e valorizzare le proprie eccellenze.

“Multicanale” è una banca che evolve la propria vocazione alla relazione interpersonale con il cliente progettando e realizzando la multicanalità, con una nuova e distintiva concezione del canale “fisico”  (nuovo concept punti vendita), del canale telematico (nuovi servizi di banca on-line) ed ora sviluppando anche il canale telefonico (nuovo phone&video banking).

Nuovi punti vendita. Una rete sportelli articolata e capillare, ma con una forma distributiva che consente di realizzare economie migliorando lo standard di servizio.

E’ con questo spirito che, in concomitanza con l’appuntamento assembleare 2015, ChiantiBanca ha portato a compimento il restyling di due importanti filiali, Fontebecci e Tavarnelle, due sportelli “storici” e di assoluto rilievo (riferimento, insieme, per oltre 11.000 clienti) ridisegnati secondo le nuove linee guida che la banca sta rapidamente estendendo a tutta la propria rete.

Quanto all’introduzione della modalità “self” per le operazioni di cassa, nel 2014 sono stati inseriti in tutta la rete sportelli 22 nuovi atm di ultima generazione, che, unitamente allo sviluppo dell’home banking, hanno raddoppiato le operazioni effettuate in modalità “diretta” (atm e home banking). Dei giorni scorsi, infine, l’inaugurazione dello sportello Self&Videobanking preso la sede Confesercenti di Firenze.

Nuovi servizi di banca on-line.  Nella filosofia di ChiantiBanca il restyling degli spazi fisici va di pari passo con il restyling della banca virtuale: al varo, in queste settimane, anche ChiantiBanca Diretta, l’ambiente web che ospita sia il nuovo home banking rinnovato nel design e nella logica di navigazione sia, soprattutto, nuove funzionalità di accesso “diretto” ai principali servizi bancari, grazie alle quali è possibile, direttamente da PC, tablet o mobile, da sito web o da APP, aprire un conto a canone zero, simulare e richiedere un mutuo prima casa (mutuo on-line), un prestito personale, una polizza auto ed altro ancora.

Nuovo phone&video banking. Una terza importante novità sta affiancando in questi giorni i canali fisico (filiali) e telematico (web): il phone banking, nuovo canale d’interlocuzione con il cliente a supporto sia delle filiali sia dell’home banking (attivo anche in modalità “video”) attraverso un contact center di direzione presidiato da personale di filiale esperto e qualificato, in grado di fornire al cliente numerose informazioni e rendendo la banca sempre più accessibile e semplice da usare.

 

NUOVO IMPULSO ALLA MUTUALITA’

L’attenzione alla compagine sociale ed ai vantaggi concreti ad essa riservati resta tratto distintivo irrinunciabile. Su tutti il successo del prestito “Valore Disponibile Soci”, 25mila euro alle famiglie e 50.000 alle imprese a tasso agevolato e soli 3 giorni di istruttoria, iniziativa che sarà confermata e ‘rafforzata’ per il 2015.

Non è un caso se i soci ChiantiBanca, come sottolineato, sfiorano ormai quota 14.000, ovvero ben oltre 1 cliente su 5. Infine gli interventi a favore del territorio, che tra erogazioni liberali e sponsorizzazioni hanno superato nel 2014 quota 1,3 milioni di euro.

Chiudiamo con un importante riconoscimento ottenuto da Milano Finanza: nella speciale graduatoria redatta annualmente dalla testata, ChiantiBanca è risultata miglior banca in Toscana nella speciale classifica dei creatori di valore (clicca qui per leggere l’articolo).